Deri(l)va grillina

L’elenco degli errori (e degli orrori) nella gestione dell’Ilva è lungo, meriterebbe un libro. E chissà se basterebbe. Ma nel giorno in cui ArcelorMittal, il gigante mondiale dell’acciaio, ufficializza il suo intento di lasciare l’acciaieria più grande d’Europa al proprio destino, c’è bisogno di una riflessione di più ampio respiro.

A causa dell’Ilva è morta tanta gente, si parla di migliaia di persone, e purtroppo non si può escludere che ne muoia ancora. Questo è un dato di fatto acclarato nel 2012 dalla Procura di Taranto. Ma la politica non può “usare” la questione ambientale – drammatica, tragica, prioritaria sul resto – per venire meno ad un proprio dovere: quello di curare le questione occupazionale. Sembrano perfette in questo caso le parole pronunciate qualche giorno fa da Barack Obama in un incontro con alcuni ragazzi: “Questa idea di purezza ideologica, il fatto che non si debbano mai fare compromessi, tutte queste cose, beh, dovreste superarle rapidamente. Il mondo è un casino“.

Ecco, anche l’Ilva è un casino. Lo è da decenni, ma non è con la demagogia politica che si può pensare di risolvere ogni problema. La scelta di eliminare il cosiddetto “scudo penale” nei confronti di ArcelorMittal non è, come sostenuto dai 5 Stelle, una garanzia per gli abitanti di Taranto che la loro salute verrà tutelata. Semmai è la certezza che quei territori saranno abbandonati.

D’altronde la credibilità sul tema del MoVimento è pari a zero. Sono gli stessi che l’Ilva volevano chiuderla, gli stessi che una volta al governo hanno parlato di “riconversione economica”, “bonifica” e perfino di una gara “illegittima”, talmente illegittima che non poteva essere annullata. Sono gli stessi che per bocca del loro fondatore, Beppe Grillo, proponevano la trasformazione della più grande industria del Sud Italia in un parco giochi. Ogni commento sarebbe superfluo.

Ma l’Ilva, al netto delle bugie di chi ha costruito per anni il suo consenso lucrando sulle disgrazie di migliaia di persone, deve restare aperta. E aver tolto lo scudo penale a protezione di un investitore da 4,2 miliardi significa aver messo nero su bianco un ragionamento folle. Perché mai dei manager dovrebbero accettare di essere esposti a dei rischi di natura legale nel tentativo di risanare una situazione che hanno ereditato e non causato?

Tra posti di lavoro “diretti” e indotto sono 20mila le persone che rischiano di andare a casa dopo il passo indietro annunciato da ArcelorMittal. Se tutto questo non basta, ecco un altro dato: secondo un’analisi commissionata dal Sole 24 Ore, se si azzerasse la produzione in capo all’Ilva andrebbero perse 6 milioni di tonnellate di acciaio. L’Italia vedrebbe scendere il suo Pil dell’1,4 per cento, per un valore pari a circa 24 miliardi di euro. Breve promemoria: evitare l’aumento dell’Iva è costato 23 miliardi. Far nascere questo governo a cos’è servito se pur di restare in sella si è deciso di assecondare la deri(l)va grillina?

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