La scorta è una ferita. Chiediamo scusa a Liliana Segre

Non c’era bisogno della decisione del prefetto di Milano, Renato Saccone, per rendersi conto che il clima in questo Paese s’è fatto da qualche tempo cupo, a tratti inquietante. Liliana Segre, 89 anni compiuti da poco, avrà da oggi due carabinieri ad accompagnarla in ogni suo spostamento. Questa signora onesta, questa vita che parla, uscendo da casa ogni mattina avrà due presenze fisse che tratterà benevolmente, come nipoti acquisiti, ma è certo che nel fare la spesa, nel recarsi a questo o quell’altro incontro, proverà nel frattempo un sentimento di disagio, un senso di irrisolto che per noi è un’onta, una macchia che ci porteremo dentro sempre.

Certo, lo Stato per una volta non si è preoccupato di escluderla, come quando ad 8 anni venne espulsa da scuola. E ancora: in questo caso il suo Paese le assegna una tutela a protezione della sua persona, non la manda a 13 anni ad Auschwitz per essere deportata in un campo di concentramento. La differenza c’è, eccome se c’è. Ma questa decisione del prefetto, doverosa, previdente, giusta, è anche la conferma che non sempre il Bene vince sul Male. Non completamente, almeno.

Dovremmo chiederci, allora, se è giusto che il leader politico più votato d’Italia debba sentirsi in diritto di rispondere, a chi gli chiede perché non ha votato favorevolmente alla nascita della Commissione Segre, con un’altra domanda: “Chi decide cos’è razzismo?“. Perché ci sono valori che in uno Stato di diritto, in uno Stato democratico e liberale qual è l’Italia, dovrebbero essere patrimonio di tutti. Valori indiscutibili, nel senso che non possono essere messi in discussione. Da nessuno e per nessun motivo. Vale per il razzismo, dove il gesto di stizza di un calciatore che non vuole essere apostrofato come “negro” viene derubricato a teatrino, e vale per l’antisemitismo, che purtroppo ancora c’è, esiste, è presente sui social ma soprattutto nelle menti di tanti italiani. Sempre troppi.

Per questo motivo, la consapevolezza di un’Italia che ancora tanti passi in avanti ha da compiere, con l’assegnazione della scorta a Liliana Segre diventa una ferita che non si può più ignorare. Sono passati tanti anni dalle pagine più nere di questo Paese. Ma non siamo stati in grado di estirpare le radici del Male. Ne fa le spese una signora gentile, che a quasi 90 anni è costretta a chiedersi se, dopotutto, l’aver saggiato l’Inferno in questo mondo abbia avuto un senso o se invece quella subita non sia stata una punizione gratuita, una lezione inflitta, marchiata per sempre sulla sua, di pelle, della quale in pochi hanno appreso il senso.

Noi per questo Le chiediamo scusa, signora Liliana. Cercheremo di fare di più. Sempre.

Una risposta a “La scorta è una ferita. Chiediamo scusa a Liliana Segre”

  1. Il fatto che Salvini abbia risposto ” CHI LO DECIDE COS’È RAZZISMO” è un segnale che il focolaio d’incendio del fascio o fascina nazileghista sta divampando, dopo aver covato sotto le ceneri

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