Governo sott’acqua

Giuseppe Conte a Venezia

A pensare male si potrebbe dire che il governo stia scontando con gli interessi il suo peccato originale, l’essersi barricato dentro i palazzi, l’aver ignorato l’esistenza di un popolo che chiedeva di essere ascoltato, non sottovalutato nella sua intelligenza, nella sua capacità di discernere, in un bivio della Storia, il Bene dal Male. D’un tratto, in un mese di novembre che pare deciso a portare con sé molto più del suo consueto carico di malinconia autunnale, Natura e Realtà si sono svegliate, forse persino ribellate.

Quando la Natura bussa alla porta, il più delle volte la sfonda con una forza ignorante, seguendo il suo particolare copione, affermando le proprie regole su quelle che l’uomo (non) ha scritto per Lei. Così Venezia rischia di affogare, tenuta sott’acqua non tanto dalle maree eccezionali, quanto da una politica che ricorre ai commissari, ai poteri straordinari ai sindaci e ai governatori, ai finanziamenti in ritardo, alle emergenze postume, alle unità di crisi inutili, perché non ha la lucidità di intervenire prima che le tragedie accadano, difetta di organizzazione ma soprattutto di visione.

E la Realtà? Lei ha modi differenti dalla Natura per manifestarsi. Non è così chiassosa, ma certamente è pragmatica. Arriva in maniera inesorabile, onesta, presenta il conto di ciò che si è fatto e di quel che si è lasciato correre. E’ meritocratica, premia chi ha lavorato bene e punisce chi non lo ha fatto. Evidenzia le contraddizioni in essere, spazza via le parole, pone di fronte agli inganni. Così fa dell’Ilva, per esempio, l’emblema di come fare industria di alto livello in questo Paese sia impossibile, la prova di come a queste latitudini fare impresa sia “un’impresa”, l’annuncio di una Storia vicina ai titoli di coda. Senza lieto fine.

Realtà e Natura, Natura e Realtà, sembrano complottare contro un governo incapace di governare se stesso, figurarsi un Paese con tanti problemi sferzato anche da agenti esterni. In realtà fanno il loro mestiere, si muovono all’interno di un flusso che bisogna saper leggere, interpretare. Basterebbe prestare forse meno attenzione ai sondaggi sull’Emilia-Romagna, ai numeri snocciolati dalla Prefettura sulle presenze in una piazza di Bologna, uscire dalla sindrome di una campagna elettorale permanente che potrebbe arrivare troppo tardi. Perché a dare la “spallata” al governo per manifesta incapacità, più che Salvini, rischiano di essere quelle due signore: sì, Realtà e Natura, Natura e Realtà.

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