Elogio sobrio di Ezio Greggio

Ezio Greggio e il padre Nereo

Non fate di Ezio Greggio il nuovo simbolo della sinistra, non rivestitelo di un ruolo che non gli appartiene, non descrivetelo come qualcosa di più di ciò che è sempre è stato: un conduttore simpatico, un “amico” della televisione. Non ingigantitene il gesto, non cantatene troppo le lodi, non parlatene come di uno statista mancato, non dipingetelo come l’eroe che ha deciso di opporsi alle indicazioni del fascismo di turno, come invece fece suo padre, Nereo, spedito soldato in Grecia, quando rifiutò di tornare in Italia per combattere contro partigiani e parenti, finendo per questo internato 3 anni in un campo di concentramento in Germania.

No, il rifiuto di Ezio Greggio alla cittadinanza onoraria conferitagli da Biella non deve sembrare qualcosa di speciale. Deve passare invece per quello che è: un gesto splendidamente normale, l’atto sincero di una persona perbene che sente di non potere scendere a patti con chi nega lo stesso riconoscimento a Liliana Segre, esempio di vita cui abbiamo inflitto anche la “punizione” di una scorta, intesa come il segno che la sua sofferenza, il suo dolore, quei numerini stampati sulla pelle, non sono serviti poi a molto.

Sia, quello di Ezio Greggio, l’elogio della normalità, della modestia, della sobrietà, dell’onestà intellettuale di cui gli italiani possono essere capaci. Non fatene l’emblema dell’anti-salvinismo, limitatevi a riservargli un applauso silenzioso, un “bravo” in testa, una promessa che anche voi, qualora se ne presentasse l’occasione, scegliereste di comportarvi come lui, esattamente come lui.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.