Renzi vince “La guerra dei fondi”

Matteo Renzi al Senato

Parafrasando H.G. Wells, si potrebbe definire quella in corso come “La guerra dei fondi“. Ma a differenza di quanto accade nello splendido romanzo “La guerra dei mondi“, l’invasione non riguarda la Terra, attaccata in quel caso da una bellicosa specie aliena proveniente da Marte. Molto più in piccolo, riguarda l’invasione di campo che sempre più spesso realizza la magistratura nei confronti della politica italiana. Indipendentemente dal proprio credo, con l’autonomia di chi ha confessato in tempi non sospetti di non aver mai votato per Matteo Renzi, sento di poter dire che quello pronunciato oggi in Senato dal leader di Italia Viva sia stato uno dei migliori discorsi di questa disastrata legislatura.

Bene ha fatto, Renzi, a ricordare come il punto cruciale non sia tanto la questione legata ai finanziamenti alla Fondazione Open a lui riconducibile. Quanto la separazione dei poteri. E’ vero, viviamo l’era della debolezza della politica. Subiamo gli effetti di una carenza di leadership, l’assenza di una classe dirigente non all’altezza, l’ascesa di una parte politica che come missione si è data quella di interpretare i valori dell’anti-politica. Ma questo non può essere il preludio dell’avvento dello “Stato etico”, in cui “etico” non significa dotato di morale, ma Stato sovrano rispetto ai cittadini, intesi come sudditi, chiamati per questo a rinunciare alle loro particolarità per omologarsi nel “corpo” unico che Locke definiva Leviatano.

Ecco perché è corretto il richiamo di Renzi alle parole di Bettino Craxi: “Ho imparato ad avere orrore del vuoto politico“. E’ in quel vuoto che può inserirsi e insinuarsi una parte di magistratura che – non dobbiamo temere di dirlo – ha perso il senso della propria missione. Questo non significa non rispettarla, venire meno al senso di riconoscenza eterna, al sentimento di gratitudine commossa per quei giudici che hanno pagato con la vita l’aver operato “nel nome della legge”, ma era chiaro già ad Aristotele che potere esecutivo, legislativo e giudiziario dovessero restare ambiti separati, indipendenti. Un concetto poi meglio definito da Montesquieu. In gioco non c’è il destino politico di Matteo Renzi, capiamolo, ma ciò che di più caro abbiamo al mondo: la nostra libertà.

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