Non è stato un “anno bellissimo”

Il volto rassicurante del premier Conte non ci rassicura. Il fatto che questo avvocato fino a poco tempo fa sconosciuto sia diventato nel giro di un annetto un papabile per la presidenza della Repubblica per il post-Mattarella è un dato inquietante: dà l’idea del vuoto politico in cui l’Italia è piombata, la dimensione di precarietà che viviamo.

La conferenza stampa di fine anno del presidente del Consiglio a Villa Madama è stata l’ennesima conferma della maggiore qualità di Conte: ottimo dribblatore, mediatore capace di conciliare opinioni divergenti, anche quando le opinioni divergenti sono le sue.

Non c’è dubbio che rappresenti un esercizio complicato per chiunque, anche per il più abile dei prestigiatori, quello di far sembrare “normale” ciò che normale non è: e cioè che Giuseppe Conte guidi oggi un governo appoggiato dal Pd, dopo aver guidato per 14 mesi un esecutivo dove l’impronta della Lega era predominante. Il soprannome assegnatogli su queste pagine in tempi non sospetti, quell’affettuoso “Avvocato Azzeccagarbugli” sembra giorno dopo giorno il migliore per descriverne l’arte di muoversi e districarsi tra i meandri delle sue contraddizioni.

Qualche esempio. Non c’è dubbio che la politica tutta urla e hashtag #portichiusi messa in atto da Matteo Salvini abbia rappresentato un successo mediatico e un fallimento politico. Ma rivendicare i risultati positivi sui rimpatri oggi sotto la gestione Lamorgese, sconfessando il vecchio titolare del Viminale, non è quanto meno tafazziano per colui che, come recita la Costituzione, “dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei Ministri“? Conte non era a Palazzo Chigi quando Salvini (mal)gestiva le politiche migratorie in nome del suo governo?

E non è un atteggiamento leggermente vigliacco – Conte non si arrabbierà – quello che rimanda ad un’indagine sui messaggi scambiati nelle chat Whatsapp o tramite mail per verificare se realmente ci sia stata una condivisione degli atti sulla gestione (sbagliata e disumana) della nave Gregoretti carica di migranti lasciati per giorni ad annaspare in mare aperto?

Ecco, al di là della capacità di Conte di svicolare dalle vere questioni, sorvolando sulle doti d’equilibrista che nessuno mette in discussione (bravo lui, meno gli altri che glielo consentono e ne fanno uno statista), fatto salvo per alcuni sprazzi d’orgoglio che qui abbiamo elogiato, sembra di notare una pochezza preoccupante in termini di concretezza. Eccetto per lo scongiurato aumento dell’Iva, non sembra che questo governo abbia risolto finora un problema che sia uno, raggiunto un risultato da consegnare ai posteri. Vittima della sua litigiosità, tenuto insieme dalla paura (legittima, ma da affrontare) che alla fine al governo arrivi Salvini, il Conte bis non è stato fino ad oggi nulla di indimenticabile. E per questo da dimenticare. Doveva essere un “anno bellissimo”. Forse lo è stato per Conte. Di certo non per l’Italia.

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