Sulla Gregoretti mentono tutti

Il Senato ha autorizzato il processo nei confronti di Matteo Salvini per il caso Gregoretti. Amen. Il mondo si occupa del coronavirus. Gli Stati Uniti sono lanciati nelle primarie che porteranno entro qualche mese ad eleggere la prossima guida della superpotenza. In Italia siamo costretti a discutere di una vicenda di acque torbide, di sequestri di persona, di voltafaccia conclamati, di ex ministri affetti da manie di grandezza e persecuzione. Sì, la politica italiana ha vissuto tempi decisamente migliori.

Ma questo passa il convento e questo dobbiamo commentare. Con la solita onestà. Nelle scorse settimane abbiamo chiarito il punto di vista tecnico e politico della vicenda Gregoretti. In estrema sintesi: il trattamento riservato da Salvini ai migranti a bordo della nave è stato gratuitamente disumano? Sì. Il governo Conte I era complice, o comunque consapevole, consenziente, informato della gestione del caso Gregoretti da parte dell’allora ministro dell’Interno? Sì.

Bene, ci troviamo di fronte al più classico dei cortocircuiti tra politica e propaganda. Abbiamo un leader che mente, sapendo di farlo, dichiarando di aver “difeso i confini della patria“: punto di domanda, da chi? Da quale potenza straniera nemica? Da una nave militare italiana? Salvini costruisce una narrazione falsamente eroica del suo servizio allo Stato, chiama in causa il dolore dei figli (se lui è il primo a strumentalizzarli non si meravigli se altri proseguiranno su questa barbara scia) e drammatizza la vicenda all’inverosimile per drenare consensi. Un copione già visto.

Dall’altra parte lo scenario non è più entusiasmante: parliamo di un esecutivo che per metà (M55) sconfessa se stesso, e per l’altra metà (Pd e IV) cede alla tentazione di tradire la vocazione garantista pur di non rischiare che un giorno gli venga imputato dalle frange più estremiste di aver “salvato” il nemico Salvini (non sia mai).

Il risultato si vedrà nei prossimi mesi, nei prossimi anni: la ruota gira, l’autonomia della politica non c’è più, si apre un’autostrada per la magistratura che, udite udite, non sempre è cristallina, spesso è politicizzata.

L’ostilità di questo blog a Matteo Salvini è cosa nota. Ma qui parliamo di politica. Su questo piano dobbiamo intenderci: il programma del governo Lega-M5s prevedeva immigrazione controllata e respingimenti, era cosa nota. Poi sappiamo in cosa si è tradotto: sceneggiate in mare aperto sulla pelle di disperati, hashtag #portichiusi e pochissimi rimpatri. Molta fiction, pochissima concretezza. Ma andare fino in fondo alla questione significava avere il coraggio di puntare il dito non contro un ministro, bensì contro tutto il governo. Così facendo invece si riduce tutto ad uno scontro personale che fa male al Paese, più che a Salvini. La polarizzazione dello scontro impedisce un’analisi pacata del problema: siamo al bianco e al nero, non sono ammesse sfumature. Nel dubbio, mentono tutti.

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