Ora tocca a noi

La chiusura di tutte le scuole da parte del governo potrebbe essere interpretata come un provvedimento sproporzionato, tardivo, inutile. Qualcuno azzarderà che non siamo in tempi di guerra, ma la verità è che ci è toccato di vivere nell’epoca di un conflitto non convenzionale: il nemico è invisibile, si insinua nei nostri baci, nelle nostre carezze, sabota gli abbracci che vorremmo riservare ai nostri cari, li rende i gesti più insidiosi per la loro vita, fa di noi temibili untori, pericoli ambulanti per le persone che più vorremmo sapere al sicuro.

Il coronavirus ci vuole distanti, e dovremo accettare di assecondarne le voglie. Almeno per qualche tempo. Chiudere le scuole equivale non solo a limitare potenziali vettori di contagio tra i più giovani, apparentemente meno esposti alla malattia. Vuol dire anche ridurre l’impatto sui trasporti pubblici, tagliare il numero di persone che trascorrono diverse ore a distanza ravvicinata in un ambiente chiuso. Si poteva fare prima? Forse. Ma affidare scelte di questo tipo alla scienza vuol dire anche accettarne le indicazioni, e i suoi tempi. Significa preferire una razionalità che ci sfugge, che fatichiamo a comprendere, ad un’irrazionalità che invece ci fa sentire erroneamente al sicuro.

Molto di ciò che verrà dipende da noi, dalla nostra capacità di essere buoni soldati, in questa guerra senza armi. Seguire le disposizioni che vengono dall’alto, perdere qualche secondo in più nell’igiene personale, ascoltare i segnali provenienti dal nostro corpo, evitare viaggi e uscite che non siano strettamente indispensabili. Per riprendere le nostre vite ci viene chiesto di sospenderle per qualche tempo. E’ un sacrificio che non avremmo voluto sopportare, è una sfida che l’economia di questo Paese dovrà dimostrare di potere reggere. Ma tutto questo viene dopo.

Prima mettiamoci al riparo, senza allarmismi, ma anche senza sottovalutazioni. Facciamo scorta di buona volontà, più che di cibo. Predisponiamoci a passare più tempo insieme, nelle nostre case. Riscopriamo la bellezza di un libro, il piacere di una chiacchiera in famiglia. Beneficiamo degli strumenti che la tecnologia ci offre per restare in contatto con i nostri amici. Non siamo i primi umani a vivere un’esperienza simile: statene certi, non saremo neanche gli ultimi. Rispetto a chi ci ha preceduto, poi, abbiamo il vantaggio del progresso. Non sembra, in questi giorni di paura e smarrimento, ma alla fine sarà ciò che ci farà uscire dal guscio. Nel frattempo stringiamoci forte, tutti (idealmente, si intende). Ora tocca a noi.

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