Salvare l’Italia

Chiudere il Nord per salvare l’Italia. Il senso della misura pensata dal governo è solo questo. Abbiamo avuto del tempo in cui provare a mitigare il contagio con le nostre forze. Ci era stato chiesto di evitare luoghi affollati, di limitare le uscite a quelle strettamente indispensabili, di non andare al pub, al centro commerciale, di rinunciare allo shopping del sabato pomeriggio. Abbiamo fatto di testa nostra. E ora quel che si impone è una stretta alle nostre abitudini, forse anche meno stretta di come servirebbe. Le misure draconiane viste in Cina, la quarantena obbligatoria, le città deserte, non sono un bello spettacolo, ma forse sono il solo modo che ha un Paese, ancora di più se indisciplinato come il nostro, per cercare di salvarsi.

Basta fare la cronaca di ciò che è successo stanotte, per comprendere il Paese che viviamo. Un decreto di importanza capitale che viene fatto filtrare da chissà quale manina. Un giornalista senza etica, senza comprensione della portata di ciò che gestisce, decide di pubblicarne la bozza. Nel giro di poche ore, com’è naturale che fosse, questa bozza viene ripresa da tutti i siti italiani. E’ un attimo: il decreto finisce sugli smartphone. Whatsapp e Facebook diventano megafono di panico, moltiplicatori di paura: parte la corsa ai binari. Si butta tutto dentro la valigia, si corre a fare il biglietto, si sale, benvenuti al Sud. A voi e al coronavirus.

In tutto ciò si palesa un’indecisione comprensibile ma forse non tollerabile da parte del governo. Serve fermezza. Serve rapidità. Serve chiarezza. Tre condizioni che non ci sono state dall’inizio di questa storia. Stiamo dalla parte di Conte, lo abbiamo detto allo sfinimento. Lo ripetiamo anche oggi. Ma c’è bisogno di un cambio di passo politico e comunicativo. Ne va dell’Italia.

Una risposta a “Salvare l’Italia”

  1. Il fatto è che in italia vige da sempre il cosidetto “familismo amorale”; dove per famiglia si intende una molteplicità di situazioni sociali. E quindi ci si comporta come il Marchese del Grillo: io sono IO, e tu non sei un ….”

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