Il nostro “sovranista” preferito

Dove sono quelli che lamentavano scarsa presenza da parte di Sergio Mattarella nell’emergenza coronavirus? Che fine hanno fatto coloro che hanno criticato il Presidente della Repubblica accusandolo di essere schiavo dell’Europa e delle sue istituzioni? La differenza tra un populista e uno statista si vede nel momento di difficoltà: il primo strepita tutti i giorni, il secondo parla quando serve. E oggi serviva.

Il Quirinale verga una nota dai contenuti durissimi nei confronti della Bce. Come ci manca Mario Draghi. E chi ha avuto il coraggio di criticarne l’operato nel momento del commiato oggi abbia la dignità di tacere dinanzi alla dimostrazione di incapacità fornita da Christine Lagarde. Le sue parole imprudenti (“Non siamo qui per chiudere gli spread”) hanno alimentato la sfiducia dei mercati nei confronti dell’Italia. La sua dannosa debolezza, tradottasi nella decisione di non tagliare i tassi d’interesse, ha aggravato il problema di un tasso di cambio dell’euro che sta soffrendo non poco. Risultato: la Borsa crolla, Milano chiude perdendo il 17% nella seduta peggiore della sua storia, l’euro rischia la crisi.

Queste le parole di Mattarella: “L’Italia sta attraversando una condizione difficile e la sua esperienza di contrasto alla diffusione del coronavirus sarà probabilmente utile per tutti i Paesi dell’Unione Europea. Si attende quindi, a buon diritto, quanto meno nel comune interesse, iniziative di solidarietà e non mosse che possono ostacolarne l’azione”. Non serve aggiungere altro. Ha detto tutto il nostro “sovranista” preferito.

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