La Covid-Tax: l’ultima proposta folle per dare il colpo di grazia all’Italia

Il mondo si appresta a vivere una crisi economica senza precedenti per il coronavirus. L’Italia è sull’orlo di una recessione che renderà la povertà uno spettro concreto per milioni di famiglie. E il Pd, invece di far valere il suo peso specifico in Europa (ricordiamo che l’ottimo Paolo Gentiloni è Commissario Europeo all’Economia), anziché cooperare per trovare una ricetta in grado di stimolare la ripresa, pensa bene di sfoderare un suo vecchio cavallo di battaglia: la patrimoniale.

Qualcuno spieghi a Delrio e Melilli, depositari della proposta in Parlamento, che è lo Stato il soggetto che deve aiutare gli italiani in questo momento. Non viceversa. Mario Draghi ha indicato la strada da seguire diversi giorni fa sul Financial Times. Inascoltato, ha chiarito che in tempi di guerra tocca allo Stato indebitarsi per garantire il lavoro ai lavoratori. Ovvero lo stipendio, il pane in tavola, la vita. L’obiezione potrebbe essere che chi guadagna 80mila euro l’anno – questa la soglia base indicata dai dem – non soffrirà certamente la fame con qualche centinaio di euro in tasse in più. Vero.

Ma un provvedimento del genere avrebbe come primo effetto quello di contrarre l’economia, di provocare una depressione nei consumi ancora più profonda di quella verso cui siamo diretti. Non ci vuole un genio per capirlo. Almeno crediamo.

La chiamano Covid-Tax, ma è semplicemente una tassa folle. Ci dicano, subito, che è un pesce d’aprile arrivato in clamoroso ritardo.

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