Congiunti ce la faremo

La situazione politica in Italia è grave ma non è seria“. Ennio Flaiano ci manca per la sua capacità di sdrammatizzare.

Una premessa un po’ generica, molto sfumata, per poi convergere dritti al punto. Chi sono i congiunti che dal 4 maggio secondo il governo saranno autorizzati ad incontrarsi? C’è voluto un intervento “chiarificatore” (pensate se non chiarivano!) di Palazzo Chigi per sottolineare che ci si potrà vedere con “parenti e affini, coniuge, conviventi, fidanzati stabili, affetti stabili“. Adesso è chiaro: la presenza di Rocco Casalino giustifica l’ingresso di tutti gli italiani a pieno diritto in questo Grande Fratello che la nostra vita sta diventando, un Truman Show in cui la prudenza (sacrosanta) pretende di giustificare un’esistenza col contagocce.

Per carità: prima la salute. Ma qualcuno informi Palazzo Chigi che oltre ai decreti e alle conferenze stampa in prima serata esiste poi un’altra cosa: si chiama realtà. Oggi viene detto a milioni di italiani che se vogliono andare a trovare la zia di quarto grado che hanno visto solo in foto, possono farlo. Se invece desiderano incontrare – a debita distanza e con la mascherina – l’amica o l’amico con cui hanno condiviso l’esistenza allora no, il virus potrebbe risentirsi e colpire. Chiedere di indicare uno/due indirizzi alternativi alla propria residenza cui recarsi era troppo? Sì, se non sei registrato non esisti.

Per non parlare delle nuove relazioni, quelle nate tra fine febbraio e inizio marzo, prima del lockdown. Com’è possibile definirle a pieno titolo “stabili“? Anche in questo caso il coronavirus potrebbe insinuarsi nella zona grigia della definizione, approfittare dell’incertezza dei sentimenti e colpire, più cattivo che mai.

Ridiamo per non piangere.

Come diceva Conte? Uniti ce la faremo? Meglio: congiunti ce la faremo.

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