Braccio di ferro sulla pelle degli italiani: fermatevi, vi prego

È in corso in questi minuti un clamoroso braccio di ferro tra Stato e Regioni. Un appello da un libero cittadino: fermatevi, vi prego.

L’hanno definita prudenza, ma l’indecisione del governo nel programmare una Fase 2 rivelatasi una Fase 1.5 ha prestato il fianco ad una strumentalizzazione irresponsabile da una parte dell’opposizione di centrodestra.

Da una parte il solito (è ormai il caso di dirlo) Matteo Salvini che occupa il Parlamento ad oltranza scambiando l’Aula per un albergo. Dall’altra iniziative in ordine sparso da parte dei governatori di Regione che si spingono ad attuare misure eccessivamente ottimiste, quasi dimentiche del dramma che il Paese in queste settimane ha vissuto e sta ancora vivendo.

Su queste pagine soltanto poche ore fa abbiamo chiesto al governo perché non venisse considerata la diversa incidenza del virus nell’organizzazione delle ripartenze. Sempre poche ore fa abbiamo suggerito che alle Regioni del Sud, in ragione di una circolazione minore del contagio, venisse concesso di allentare le maglie. Ma ciò che va in scena in Calabria, con la presidente Santelli che nottetempo autorizza una riapertura di bar, pasticcerie, ristoranti, pizzerie e agriturismo è evidentemente un azzardo.

Il problema non è tanto la “somministrazione esclusiva attraverso il servizio con tavoli all’aperto” (modalità che potrebbe funzionare e alla quale dovremo abituarci). La questione è politica: l’ordinanza di una governatrice sconfessa le indicazioni provenienti dallo Stato centrale.

Il calabrese questa notte andrà a letto non sapendo chi decide della sua vita tra Conte e Santelli.

In questo gioco di delegittimazioni reciproche e ordinanze che rischiano di essere impugnate ad andarci di mezzo sono i cittadini. I calabresi. Gli italiani. Gli unici finora davvero all’altezza di una crisi che ha messo a nudo l’incapacità e l’assenza di visione da parte della classe politica. Tutta.

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