Salvini aveva torto sui migranti. Ma sulla magistratura ha ragione

Salvini

Chiunque mi segua da più di qualche giorno è informato dell’assenza di affinità tra questo blog e Matteo Salvini. Questo portale e il leader della Lega sono sintonizzati su frequenze diverse, interpretano la realtà da punti di vista opposti, vivono la politica in maniera visceralmente differente.

Eppure chi mi conosce sa che da quando ho iniziato a scrivere su queste pagine ne ho avuto un po’ per tutti. Non per spirito di contraddizione generalizzato. E di certo non per calcolo di convenienza: quando attacchi a turno tutti, il lettore che aveva iniziato a seguirti perché contento di un parere positivo sul suo leader, è pronto a mollarti non appena osi muovergli una piccola critica. Credo però che l’integralismo di certi utenti, la polarizzazione del dibattito, debbano lasciare spazio all’indipendenza di pensiero e all’onestà intellettuale.

Libero da vincoli di sorta, scevro da condizionamenti esterni, posso concedermi il lusso di una difesa di Matteo Salvini sul tema della magistratura.

Allo scoppio del caso CSM ho già espresso il profondo convincimento che le correnti interne alla magistratura vadano abolite. Così come ho definito una grande ipocrisia il fatto che ad un giudice sia vietato iscriversi ad un partito ma allo stesso tempo sia concesso di essere eletto in Parlamento. Penso da sempre che chi vuole fare politica faccia una scelta di campo: l’arbitro non può scegliere di abbandonare temporaneamente il fischietto per aiutare una squadra e poi tornare a dirigere la partita come niente fosse. Eppure esiste qualcosa di peggio: giocare la partita mentre ancora la si sta arbitrando.

Le intercettazioni svelate dal quotidiano “La Verità” che riportano il dialogo tra Paolo Auriemma, capo della Procura di Viterbo, e Luca Palamara, magistrato sospeso dal Csm e indagato a Perugia per corruzione, rappresentano l’ennesimo schiaffo inferto alla credibilità della magistratura e della Giustizia italiana. Che in una conversazione privata due magistrati dicano che “Salvini ha ragione sui migranti ma va attaccato” non ha giustificazioni. Che lo definiscano “una merda” è inaudito.

Tornano utili in questo senso le parole pronunciate da Sergio Mattarella presiedendo lo scorso giugno la riunione straordinaria del plenum del CSM: “Il coacervo di manovre nascoste, di tentativi di screditare altri magistrati, di millantata influenza, di pretesa di orientare inchieste e condizionare gli eventi, di convinzione di poter manovrare il Csm, di indebita partecipazione di esponenti di un diverso potere dello Stato, si manifesta in totale contrapposizione con i doveri basilari dell’ordine giudiziario e con quel che i cittadini si attendono dalla magistratura“.

Com’è noto, io non credo che Salvini abbia gestito correttamente le politiche migratorie da ministro dell’Interno. Non penso, come hanno sostenuto i magistrati nella loro conversazione privata, che il leader della Lega difendesse le coste italiane da “soggetti invasori“. Penso si trattasse per la maggior parte di disperati. Credo che la decisione di trattenere per giorni in mare aperto centinaia di persone, tra cui donne e bambini, fosse strumentale e inumana. Ritengo che i suoi decreti sicurezza, oltre a creare insicurezza (migliaia e migliaia di irregolari liberi di scorrazzare per l’Italia senza controllo), fossero anche illegittimi poiché dimentichi del diritto del mare.

Salvini, insomma, sui migranti aveva torto. Ma su questa magistratura ha pienamente ragione.

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