In Fondo non è finita

Ursula von der Leyen

Quando pochi giorni fa Angela Merkel ed Emmanuel Macron hanno presentato la proposta franco-tedesca non ho nascosto la mia delusione. Non solo per il fatto che l’Italia fosse stata scenograficamente esclusa dalla presentazione del piano. Ma soprattutto per la portata di un piano da 500 miliardi nettamente al di sotto delle attese (inizialmente si parlava di almeno 1000 miliardi) e delle necessità della nostra economia per rispondere alla crisi del coronavirus.

Oggi, alla luce del piano presentato da Ursula von der Leyen, c’è da essere molto più ottimisti. Next Generation EU, com’è stato chiamato il fondo da 750 miliardi di euro proposto dalla Commissione Europea, dovrebbe portare nelle casse italiane 172 miliardi di euro secondo Bloomberg, che ha citato come fonte un funzionario che ha chiesto di restare anonimo. Di questi 172 miliardi, 81 saranno versati come aiuti e 91 come prestiti. L’Italia, in qualità di Paese europeo più colpito dalla pandemia, sarà anche quello che riceverà l’aiuto più corposo dal “Recovery Plan” targato Ursula. Questo grafico, relativo soltanto alla parte che riguarda i sussidi, è molto indicativo:

Anche questa mappa aiuta a comprendere come il piano proposto da Ursula von der Leyen sia molto favorevole al nostro Paese:

Detto che questi soldi dovremo comunque rimborsarli, anche la cornice temporale è ottimale: fino al 2028 non se ne parla. Avremo 8 anni di tempo per tornare a rifiatare. Da quel momento in poi scatteranno altri 30 anni di tempo per rimborsare tutto: la scadenza è fissata al 2058.

Tutto bene, quindi?

Il problema principale è che questa è una proposta. Non dobbiamo dimenticarlo. Com’era una proposta quella franco-tedesca – ed è stata superata – così lo è quella che oggi arriva dalla Commissione Europea. Resta l’indirizzo politico, la volontà di aiutare l’Italia e i Paesi più colpiti da parte dell’organo esecutivo dell’istituzione europea.

Ma nell’UE a 27 anche un singolo Stato può bloccare un accordo e Angela Merkel – che di trattative ne ha viste (e vinte) – più di qualsiasi altro leader europeo ha già lasciato intendere che per un accordo serviranno tempi lunghi: “È chiaro che le trattative saranno difficili e non saranno chiuse già al prossimo Consiglio europeo“, ha detto. Insomma, l’obiettivo di chiudere la partita per l’estate è più che altro un miraggio. Farcela prima del 2021, mantenendo queste condizioni, sarebbe una grande vittoria politica.

Poi toccherebbe a noi. E in quel caso comincerebbe (comincerà) una nuova partita: spendere bene quei soldi. Usare i sussidi europei per produrre nuovi sussidi in Italia sarebbe una mossa kamikaze. Ma visti i precedenti non possiamo escluderlo. Investirli in formazione, sanità, digitale, lavoro, industria, infrastrutture (la lista delle priorità è lunga e non ci sta) vorrebbe dire fare un favore alla “Next Generation EU“, quanto meno italiana, quella che tra qualche anno si troverà a pagare il debito che stiamo facendo oggi.

Vi lascio con la lista della ripartizione delle risorse secondo il piano della Commissione, Paese per Paese. Speriamo rimanga così anche dopo le trattative con gli altri leader del Consiglio Europeo. In Fondo non è finita.

Belgio: stanziamenti 5,5 – prestiti 0.

Bulgaria: stanziamenti 9,2 – prestiti 3,1.

Repubblica ceca: stanziamenti 8,6 – 10,6.

Danimarca: stanziamenti 1,2 – prestiti 0.

Germania: stanziamenti 28,8 – prestiti 0.

Estonia: stanziamenti 1,9 – prestiti 1,4.

Irlanda: stanziamenti 1,9 – prestiti 0.

Grecia: stanziamenti 22,6 – prestiti 9,4.

Spagna: stanziamenti 77,3 – prestiti 63,1.

Francia: stanziamenti 38,8 – prestiti 0.

Croazia: stanziamenti 7,4 – prestiti 2,7.

Italia: stanziamenti 81,8 – prestiti 90,9.

Cipro: stanziamenti 1,4 – prestiti 1,9.

Lettonia: stanziamenti 2,9 – prestiti 1,6.

Lituania: stanziamenti 3,9 – prestiti 2,4.

Lussemburgo: stanziamenti 0,2 – prestiti 0.

Ungheria: stanziamenti 8,1 – prestiti 7.

Malta: stanziamenti 0,3 – prestiti 0,6.

Olanda: stanziamenti 6,8 – prestiti 0.

Austria: stanziamenti 4,0 – prestiti 0.

Polonia: stanziamenti 37,7 – prestiti 26,1.

Portogallo: stanziamenti 15,6 – prestiti 10,9.

Romania: stanziamenti 2,6 – prestiti 2,5.

Slovacchia: stanziamenti 7,9 – prestiti 4,9.

Finlandia: stanziamenti 3,5 – prestiti 0.

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