Luglio m’ha fatto una promessa, il Recovery Fund porterà

L’Europa si prende i suoi tempi, e non è detto che siano pure i nostri. Il Consiglio Europeo di oggi si conclude come da previsioni: con la promessa di rivedersi tra un mesetto, stavolta di persona. Ricordate, durante il lockdown, quando ogni tanto il conduttore chiedeva al virologo di turno se con il caldo il coronavirus sarebbe andato via? Ecco, il meccanismo è lo stesso: per il Recovery Fund la speranza è che a luglio, col caldo, evaporino pure le divergenze e si riesca a trovare un compromesso politico.

Perché non prima? Perché avere un’Unione composta da 27 Paesi vuol dire che ci sono altrettante opinioni pubbliche cui dover rispondere. O meglio, da accontentare. Vi basti un dato: nelle pieghe del dibattito, rispetto alla necessità di raggiungere un accordo politico “entro l’estate“, qualcuno ha fatto notare che l’interpretazione sulla data di fine della bella stagione varia da Paese a Paese. Capito il livello di difficoltà?

La forma mentis dei leader chiamati a trattare e a dare il via ad una risposta economica che mostri una volta per sempre l’utilità – non ho detto solidarietà – dell’Europa è inevitabilmente variegata.

Menomale che Angela Merkel c’è, verrebbe da sintetizzare. Sarà solo grazie alla Germania, che ha compreso da settimane che salvare le nazioni più colpite dalla pandemia è nel suo interesse, se l’Italia uscirà soddisfatta dal negoziato.

La tanto criticata Cancelliera farà valere tutto il suo peso politico sui junior partner della sfera d’influenza germanica. Tradotto: Austria, Olanda, Ungheria, alla fine dovranno adeguarsi ai voleri di Frau Merkel. Sul come si giocherà la battaglia dei numeri: dando ormai per scontato che ogni cifra inferiore ai 500 miliardi di euro (copyright Macron-Merkel) sarebbe considerata un fallimento epocale, resta da capire quali contropartite bisognerà offrire agli scettici dell’accordo.

La speranza, nel frattempo, è che l’Italia non resti in attesa con le mani in mano. L’ipotesi che lo stanziamento di questi soldi, una volta trovato l’accordo, venga ratificato dai rispettivi parlamenti nazionali entro l’anno è ad oggi a dir poco ottimistica. Difficile se ne parli prima del 2021.

Un motivo in più per richiedere il Mes: 37 miliardi di euro per finanziare spese sanitarie dirette e indirette non sono da disdegnare, anzi, soprattutto vista la lentezza con cui la trattativa in Europa procede.

Il vertice di oggi, dal punto di vista italiano, si potrebbe riassumere così: “Luglio m’ha fatto una promessa il Recovery Fund porterà“. Ma si sa che le promesse, come gli amori estivi, contano fino ad un certo punto.

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