Lukashenko ha vinto elezioni truccate. Ma la Bielorussia è pronta per il cambiamento

Svetlana Tikhanovskaja

Svetlana Tikhanovskaja sarà anche una semplice “casalinga”, come lei stessa ha sostenuto in diverse occasioni pubbliche. Ma se per lasciare intuire il suo innato talento politico al mondo intero le era bastato mettersi a capo di una coalizione di donne, rappresentando così i leader dissidenti in carcere o in procinto di essere arrestati in Bielorussia, è stato nell’ora più buia che la moglie del blogger Serghej, anche lui in cella e impossibilitato a sfidare il presidente Lukashenko, ha mostrato un comportamento da vera statista.

Quando gli exit poll hanno sancito la sesta vittoria dello zar di Minsk, in sella dal 1994, Svetlana Tikhanovskaja, pur rifiutando di riconoscere il successo di Lukashenko, ha avuto il sangue freddo di non istigare la piazza alla rivolta. “Credo ai miei occhi piuttosto che ai dati della Commissione elettorale centrale“, ha detto in conferenza stampa, pregando però i suoi sostenitori di non rendersi protagonisti di provocazioni tali da scaturire una reazione violenta delle forze dell’ordine. Neanche questo gesto ha impedito che la repressione della polizia nei confronti dei manifestanti pro-opposizione avesse luogo.

Prima del voto, erano in tanti a sostenere con un filo di ironia che Lukashenko avrebbe archiviato la pratica elezioni annunciando il suo solito 70% di consensi. Se ignaro dello spirito del tempo, o al contrario talmente consapevole del vento contrario da voler infliggere un ulteriore schiaffo ai suoi oppositori non è dato sapere: fatto sta che Lukashenko sostiene di aver vinto questa volta con l’80% dei voti. Percentuali bielorusse, più che bulgare.

Emblematico del clima in cui le elezioni si sono svolte è più di ogni altro aneddoto il video virale di una scrutatrice con in mano centinaia di schede, immortalata nell’atto di calarsi dalla finestra di un seggio tramite una scala retta da un poliziotto. Honest People, associazione indipendente che monitora le elezioni in Bielorussia, ha segnalato oltre 5000 violazioni nel processo di voto: e chissà quante sono quelle che gli osservatori non sono riusciti ad intercettare.

Mai come in questa campagna elettorale il potere di Lukashenko detto “batka”, “padre”, così come “padre fondatore” della Bielorussia egli si sente, è apparso in bilico. Una folla oceanica di decine di migliaia di persone ha partecipato al raduno delle tre donne a capo dell’improvvisata opposizione a Minsk prima del voto. Per evitare che il successo della manifestazione si ripetesse anche in altre zone, le autorità hanno così deciso di imbastire in fretta e furia varie feste cittadine per giustificare l’impossibilità di celebrare i comizi.

Le difficoltà economiche frutto della dipendenza dalla Russia, esacerbate dal coronavirus, sembrano aver tolto il velo dagli occhi di un popolo che da ormai qualche anno ha iniziato a sentirsi attratto dal relativo benessere occidentale. Un sentimento coltivato in larga parte dai giovani, interpreti di un orgoglioso nazionalismo bielorusso che poco tiene conto degli ancestrali legami con la Madre Russia. Minsk è così diventata consapevole oggetto delle attenzioni di almeno tre poli: da una parte, ovviamente, Mosca, che alla Bielorussia – scaramucce tattiche a parte – non può permettersi di rinunciare per ragioni di sopravvivenza strategica; dall’altra la Cina, che in Bielorussia ha investito pesantemente allo scopo di farne avamposto delle sue Vie della Seta in Europa; infine l’asse Atlantico, con gli Usa spettatori interessati delle frizioni tra Bielorussia e Russia, desiderosi di spostare il confine europeo alle porte di Mosca.

Emblematico che a congratularsi per primo con Lukashenko per il successo ottenuto sia stato il presidente cinese Xi Jinping, seguito a ruota da Vladimir Putin. Nel silenzio, o al massimo col sottofondo di qualche tenue condanna per la repressione operata dalle forze dell’ordine sui manifestanti, delle cancellerie europee.

Intervistata qualche giorno prima del voto, Svetlana Tikhanovskaja si era detta pressoché certa che Lukashenko avrebbe truccato le elezioni: “Ma come governerà il Paese se sarà ovvio a tutti che non lo hanno votato? Perché le forze dell’ordine dovrebbero eseguire i suoi ordini se di fatto non è un presidente legittimo? E come fa a svegliarsi ogni giorno se sa che nessuno qui, per dirla in modo gentile, lo ama? Perciò penso sia solo una questione di tempo. Di pochissimo tempo. Penso che festeggeremo il nuovo anno liberi da questo regime“.

Andrei Vardomatski, sociologo, professore e analista bielorusso della Warsaw University intervistato da Euronews, ha riassunto così la questione: “La domanda da farsi è quella sulla sfida alle autorità: avranno abbastanza forze per schiacciare questa protesta?

Se come ogni casalinga Svetlana Tikhanovskaja mostrerà di avere il polso della situazione in casa propria non lo scopriremo oggi. Forse neanche domani. Ma per la prima volta da molti anni la sensazione è che Lukashenko non possa governare senza un popolo. Vincere elezioni truccate non terrà il cambiamento fuori dai confini della Bielorussia in eterno.

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