Non è detto che Biden vincerà, è sicuro che lo meriterebbe

Dicono che sia vecchio, incapace di mettere in fila due parole, affetto da demenza senile, inadatto a guidare la nazione più potente del mondo. Beh, Joe Biden c’ha messo 25 minuti per smentire tutti, con un discorso memorabile, realmente memorabile, nella serata conclusiva della Convention Democratica.

Attenzione, a due mesi e mezzo dal voto può succedere di tutto. I sondaggi dicono che la partita non è ancora chiusa, che Donald Trump è un osso più duro di quanto molti ammetteranno mai. Chiedere a Hillary Clinton per farsi un’idea di quanto lo sia. Ma il vecchio Joe Biden, come se non bastasse la sua carriera decennale nelle istituzioni americane per fugare ogni dubbio sul suo valore, ha dimostrato ancora una volta di essere il presidente di cui l’America necessita in questo particolare momento storico.

Non ha mai chiamato per nome il suo avversario. Mai, nemmeno una volta. Neanche per sbaglio. Donald Trump è per lui “the President”. Quasi a voler rimarcare una profonda diversità di stile. Per intenderci, Trump è colui che attacca la vice democratica Kamala Harris dandole della “donna cattiva“, Biden dà seguito a quello che è diventato il motto esistenziale di Michelle Obama: “When they go low, we go high“. Quando gli altri volano basso, noi voliamo alto.

Biden apre il suo intervento citando Ella Baker, un gigante del movimento per i diritti civili: “Date luce alla gente e troveranno un modo“. Date luce alla gente, scandisce Biden, “queste sono parole per il nostro tempo. L’attuale presidente ha ammantato l’America di oscurità per troppo tempo. Troppa rabbia. Troppa paura. Troppa divisione. Qui e ora, vi do la mia parola: se mi affiderete la presidenza, attingerò al meglio di noi e non al peggio. Sarò un alleato della luce, non delle tenebre“.

Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di toni troppo apocalittici, credere che alla fine si tratti soltanto di un’elezione: che sarà mai? Sbagliato. Quando un presidente, Trump, sostiene davanti a milioni di americani che in uno scontro che vede da una parte nostalgici del Ku Klux Klan, estremisti di destra, neo-nazisti, suprematisti bianchi e dall’altra tanta gente perbene vi siano “persone molto belle da entrambi i lati” allora è chiaro che la partita non è soltanto politica ma in gioco c’è, per usare le parole di Biden, “the soul of nation“. Lo spirito della nazione.

Secondo il candidato democratico sono quattro le crisi che attanagliano l’America: “La peggiore pandemia degli ultimi 100 anni. La peggiore crisi economica dalla Grande Depressione. Il più convincente appello alla giustizia razziale dagli anni ’60. E le innegabili realtà e le crescenti minacce del cambiamento climatico. Quindi, la domanda per noi è semplice: Siamo pronti? Credo che lo siamo. Dobbiamo esserlo“. Sul fronte della gestione della pandemia, Biden assesta a Trump un gancio di quelli che fanno male, perché ben portati: “Il Presidente continua a dirci che il virus scomparirà. Continua ad aspettare un miracolo. Beh, ho una notizia per lui: nessun miracolo sta arrivando“.

Biden si presenta come il candidato della speranza, della rinascita della vecchia America: “La storia dell’America ci dice che è stato nei nostri momenti più bui che abbiamo fatto i nostri più grandi progressi. Che abbiamo trovato la luce. E in questo momento buio, credo che siamo pronti a fare di nuovo grandi progressi. Che possiamo trovare di nuovo la luce.
Ho sempre creduto che si possa definire l’America in una sola parola: Possibilità. Che in America tutti, e intendo tutti, dovrebbero avere la possibilità di andare fino in fondo ai propri sogni e alle capacità date da Dio. Questo non possiamo mai perderlo. In tempi difficili come questi, credo che ci sia un solo modo per andare avanti. Come America unita. Uniti nella ricerca di un’Unione più perfetta. Uniti nei nostri sogni di un futuro migliore per noi e per i nostri figli. Uniti nella nostra determinazione a rendere luminosi i prossimi anni. Siamo pronti? Credo di sì. Questa è una grande nazione. E siamo un popolo buono e onesto. Questi sono gli Stati Uniti d’America. E non c’è mai stato nulla che non siamo stati in grado di realizzare quando l’abbiamo fatto insieme
“. Retorico? Probabile. Vero? Di sicuro.

Il finale è un appello alla mobilitazione, a non lasciare nulla di intentato: “Questo è il nostro momento. Questa è la nostra missione. Che la storia possa dire che la fine di questo capitolo delle tenebre americane è iniziata qui stasera, quando l’amore, la speranza e la luce si sono uniti nella battaglia per l’anima della nazione. E questa è una battaglia che noi, insieme, vinceremo. Ve lo prometto“.

Consentitemi una piccola annotazione però. C’è un momento politicamente senza molto senso, ma umanamente senza pari. E’ quello in cui Joe Biden, ricorda il figlio Beau, morto per un tumore al cervello 5 anni fa. Biden ingoia un boccone amaro, prova a schiarire una voce che per poco non si spezza, il mento tremola leggermente per una frazione di secondo. Ma va avanti. Come ha fatto sempre nella sua vita: anche dopo aver perso la moglie e la figlia di un anno in un incidente.

Joe Biden cade, ma si rialza. Come l’America.

Non è detto che vincerà, è sicuro che lo meriterebbe.

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