Berlusconi ricoverato: l’ora della grande paura

Sotto la coltre di febbrili rassicurazioni che deputati e senatori di Forza Italia si scambiano in chat, c’è la grande paura di queste ore.

Del resto bastava osservare gli sguardi degli esponenti forzisti presenti ieri all’iniziativa sulla disabilità in Liguria, al di sopra delle mascherine di circostanza, per percepire tutta la preoccupazione del momento. Non aiutava di certo la voce nasale del “Presidente” al telefono, che pure si adoperava per rassicurare tutti sul fatto che “sto abbastanza bene, non ho più febbre, non ho più dolori“. Lo smarrimento e l’allarme si erano già diffusi a macchia d’olio, come in uno dei tanti momenti passati in cui Berlusconi lamentava di essere stanco della politica. E intorno a lui i presenti si guardavano l’un l’altro, chiedendosi nel caso chi avrebbe garantito per il loro futuro in Parlamento o altrove.

Questa volta la preoccupazione è di altra natura: non c’è un Cavaliere che tentenna per disgusto nei confronti di un Paese che non lo comprende, dei giudici “rossi” che gli fanno la guerra o dei giornali che lo dipingono per ciò che non crede di essere. C’è semmai l’apprensione naturale nel sapere che un uomo di 84 anni è chiamato ad affrontare una sfida che ha già spezzato molti altri prima di lui.

Dopo l’ottimismo del pomeriggio, qualcosa in serata ad Arcore è cambiato. In peggio. Lo staff del Cavaliere ha organizzato con rapidità la misura che fin dalla notizia della positività era stata messa in conto come possibile opzione, possibilmente da scongiurare: quella del ricovero al San Raffaele. Sembra siano insorte alcune difficoltà respiratorie: prudenza ha voluto che fosse così allestito il trasferimento in ospedale, in modo da consentire un più attento monitoraggio dei sintomi (presenti).

Decisiva l’insistenza di Zangrillo, il medico finito nel mirino dei social per aver definito in queste settimane il virus “clinicamente morto”. Eppure quando dalla Tac è emerso l’indizio di una polmonite bilaterale allo stadio precoce è stato proprio il medico personale di Berlusconi ad insistere perché il paziente restasse in reparto, senza rincasare come invece era certo sarebbe accaduto.

D’altronde la pur non ampissima letteratura clinica sulla malattia chiarisce che uno dei tanti aspetti che rendono il Covid-19 particolarmente subdolo è la velocità con cui può aggravarsi il quadro clinico. Un po’ come ha sperimentato sulla propria pelle il premier britannico Boris Johnson: come Berlusconi deciso a continuare a lavorare nonostante il contagio, poi costretto al ricovero e infine intubato in terapia intensiva e informato dagli stessi medici del fatto che a rischio fosse la sua stessa vita.

Meglio dunque non rischiare: lo suggeriscono età e storia clinica del paziente. Quest’ultimo fino a ieri deciso a tenere alto il morale della famiglia e del suo team, arrivando a scherzare con Massimo Giannini de La Stampa sul fatto che “non vi libererete di me neanche questa volta”. E’ questa la speranza comune, condivisa dalla maggioranza schiacciante del Paese. Per l’uomo che della capacità di intuire il “sentiment” popolare ha fatto una ragione di vita, non deludere le aspettative non è mai stato così importante.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.