In difesa di Alberto Zangrillo

Alberto Zangrillo

Chissà quanto dev’essere costato umanamente ad Alberto Zangrillo ammettere che “il 31 maggio, quando in tv sollecitato provocatoriamente dissi che ‘il virus è clinicamente morto’ ho usato un tono forte e probabilmente stonato“.

D’altronde chi avesse mai potuto sospettare che nel professore spiccasse l’attitudine da divulgatore sulle capacità da medico ha colpevolmente ignorato che non si diventa primario di Anestesia e Rianimazione Generale e Cardio-Toraco-Vascolare di un’eccellenza sanitaria come il San Raffaele di Milano per caso.

Alberto Zangrillo è uno tra i primi dieci medici al mondo – negli ultimi due anni – per numero di pubblicazioni in ambito “anesthesia” e “intensive care” (fonte: Scopus); nonché autore di oltre 800 pubblicazioni, di cui oltre 380 su riviste internazionali indicizzate (citate più di 9000 volte, Hindex 49) fra cui studi randomizzati su The New England Journal of Medicine, JAMA, Circulation e British Medical Journal.

Questo recita il curriculum di Alberto Zangrillo. Non è scritto da nessuna parte che debba saper veicolare un messaggio alla popolazione che guarda i talk show. Né tanto meno che la sua (innegabile) capacità oratoria sia garanzia di chiarezza per tutta la platea, compresa quella che non mastica gergo medico ogni giorno.

D’altronde nessuno può affermare – senza incorrere in una qualche querela per diffamazione – che Alberto Zangrillo sia mai andato in televisione a dire che “il virus non esiste” o che “la mascherina è inutile“. Non lo ha detto perché Zangrillo è un bravo medico. Un bravo medico che ha curato migliaia di pazienti nel pieno del picco epidemico e che ha osservato, ma soprattutto trattato, e spesso salvato, diversi malati di Covid-19.

Ci si può domandare a questo punto se sia giusto invitare in tv Alberto Zangrillo, se la sua padronanza del mestiere non corra il rischio di sfociare in un messaggio ambiguo, difficilmente interpretabile dalle masse, se la sua competenza di nicchia non sia potenzialmente controproducente in un momento in cui la prudenza non è mai troppa e andare per il sottile non è consigliato. Di questo discutano gli autori tv. Su questo rifletta Zangrillo stesso.

Ma le ironie di chi oggi lo accusa sui social, gli attacchi dell’utente tuttologo che prende di mira le sue affermazioni, non scalfiscono di un millimetro la competenza di un professionista unanimemente stimato nella comunità scientifica, né la qualità di un medico che ancora una volta, indossato il camice, tenterà di fare ciò per cui ha studiato e in cui eccelle: curare il malato, in questo caso Silvio Berlusconi. E questo dovrebbe bastare.

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