La mossa “Suprema” di Donald Trump

Pronostico rispettato: Donald Trump ha scelto Amy Coney Barrett come nuovo giudice della Corte Suprema al posto di Ruth Bader Ginsburg. Siamo dinanzi ad un momento di svolta nella campagna elettorale americana. Siamo negli Usa, il posto dove il motore della Storia è sempre acceso – non come altrove, dove qualcuno la cita spesso a sproposito – e la mossa del biondo di Manhattan è una di quelle in grado di cambiare gli scenari nei prossimi decenni.

Amy Coney Barrett: Why Trump's Supreme Court pick stirs fears he is  planning an assault on democracy | US News | Sky News

Il contesto

La Corte Suprema è il più importante organo giudiziario degli Stati Uniti: è quello che ha l’ultima parola sulle questione più controverse, quelle che da tempo dilaniano la società a stelle e strisce, sempre più radicalizzata, polarizzata. Sempre più Stati Divisi d’America. Che si tratti di pena di morte o di diritti degli omosessuali, di aborto o di armi, una decisione della Corte Suprema impatta sulle vite degli americani, ne cambia la traiettoria, le abitudini, gli stili di vita. Ne è la prova l’esistenza stessa di Ruth Bader Ginsburg, un’icona del diritto (non solo liberal), alla quale la stessa Amy Coney Barrett – giudice di dottrina diametralmente opposta a quella di RBG – ha concesso l’onore delle armi: “Ha polverizzato il soffitto di cristallo che è la barriera invisibile contro le donne, si è conquistata la nostra ammirazione“, ha detto.

La Corte Suprema degli Stati Uniti d'America
La Corte Suprema

Perché questa nomina conta così tanto

L’elettorato Repubblicano è storicamente ossessionato dalle nomine dei giudici nei tribunali statali e federali. L’interesse della base verso vicende di questo tipo è mediamente molto più alto di quello dei Democratici. Ecco spiegato il motivo della disponibilità di Mitt Romney – ex sfidante di Barack Obama e principale oppositore interno di Trump – a votare la nomina di Amy Coney Barrett in Senato: c’è troppo in ballo per i Repubblicani. Non si tratta di dare un contentino al proprio elettorato, né (soltanto) di mettere un dito negli occhi dei democrats, che rischiano di vedere spostato l’equilibrio della Corte (6 a 3 per i conservatori) a pochi giorni dalle elezioni, senza possibilità di fare (quasi) nulla per impedirlo. La nomina di Amy Coney Barrett è il grimaldello che i Repubblicani si sono improvvisamente trovati fra le mani per plasmare una società che nei prossimi anni, per demografia e tendenze, andrà altrove. Verso i democratici.

ACB

Donald Trump sarà anche uno sprovveduto sotto tanti punti di vista, ma quattro anni fa ha dimostrato di saper vincere le campagne elettorali. La morte di Ruth Bader Ginsburg gli ha fatto arrivare tra le mani un jolly: è risaputo che i due si odiassero, ma Trump per una volta ha voluto mostrare rispetto per una figura che non appartenesse al suo campo. L’ha definita “una gigante del diritto, una pioniera per le donne“, ha presenziato ai suoi funerali. Niente di straordinario per un presidente normale, molto rivoluzionario per Trump.

Donald Trump Booed During Ruth Bader Ginsburg Visit | PEOPLE.com
Donald e Melania rendono omaggio a RGB

La nomina della Barrett è l’evento che scompagina il presente, che rischia di ridisegnare il futuro. Non siamo di fronte alla macchietta tratteggiata da molti giornali italiani: alla Corte Suprema ci si arriva solo se si hanno i titoli per farlo, anche se alla Casa Bianca c’è The Donald. Quarantotto anni, sette figli di cui due adottati e uno con la sindrome di Down, ACB (questo l’acronimo adottato dalla stampa Usa) è stata la pupilla di Antonin Scalia, giudice italo-americano della Corte Suprema morto nel 2016, campione dei conservatori eppure grande amico della liberal RGB. Le loro visioni erano opposte, la loro cultura antitetica, eppure tra i due si è sviluppato un rapporto solido, di affetto e rispetto. RGB e Scalia sono due figure della vecchia America, quella in cui il dialogo tra le parti poteva essere rovente ma pur sempre presente. Nella nuova America il capo dei senatori repubblicani McConnell ha annunciato pochi minuti dopo la morte della Ginsburg (mancanza di rispetto) che il Senato avrebbe ratificato la nomina di Trump. McConnell è lo stesso che nel 2016, alla morte di Scalia, disse che Obama a 9 mesi dalla fine del mandato non aveva diritto di nominare nessun giudice. Ora di mese ne manca uno.

Values: The friendship of Ginsberg and ScaliaLos Angeles Post-Examiner
Ruth Bader Ginsburg e Antonin Scalia

Ginsburg e Scalia, Scalia e Ginsburg: la storia di Amy Coney Barrett si intreccia a quella di questi due giganti. Chiamata a sostituire Ginsburg, ACB ha detto che “la dottrina di Scalia è la mia“. La prescelta è quella che viene definita una “originalista“: per lei fa fede la Costituzione, non le interpretazioni che per alcuni è lecito fare alla luce dell’evoluzione della società. Barrett non cambierà il suo modo di lavorare: “Un giudice deve applicare la legge per come è scritta, non siamo decisori politici“, ha detto. Il principio è condivisibile, ma le sfumature contano, e ragionare come i costituenti di due secoli fa può risultare anacronistico. Barrett ha però le qualità per interpretare il ruolo, è una nomina all’altezza: l’ha scelta Trump, ma se l’avesse indicata Bush nessuno si sarebbe meravigliato.

La mossa suprema di Trump

Alcuni osservatori fanno notare che per Trump sarebbe stato più intelligente ritardare la nomina di Barrett, impostare le prossime elezioni su una sorta di referendum, non più su di lui – e sulla scellerata gestione del coronavirus – ma sulla provenienza culturale del prossimo giudice della Corte. La tattica avrebbe anche avuto un senso, ma si dimentica che i Repubblicani con la maggioranza in Senato hanno già il potere di fare questa nomina: è come chiedere ad un attaccante che ha la porta vuota spalancata davanti a sé e deve soltanto spingere la palla in rete di tornare a metà campo, dribblare tutti gli avversari e poi cercare il gol all’incrocio dei pali. Domanda: perché dovrebbe? Altra domanda: come la prenderebbero i tifosi della sua squadra? La politica è spietata, ma a volte anche molto semplice. E poi c’è da considerare un altro fatto: dinanzi al pericolo di ritrovarsi sotto 6 a 3, anche i democratici hanno percepito l’importanza della posta in gioco. La loro reazione? Donazioni per 45 milioni di dollari nelle 12 ore successive alla morte di Ginsburg. Ecco, per Trump meglio non fare del voto su Barrett un tema di campagna elettorale. Molto più facile portare a casa il risultato senza giocare la partita.

Scorretto? Per esempio, un’originalista come la Barrett, attenendosi alla legge, direbbe che non c’è niente di male. Nominare i giudici della Corte Suprema è un diritto che spetta al Presidente, nulla da dire. Però il 15 febbraio 2016, a due giorni dalla morte del suo mentore, il giudice Scalia, ACB dichiarava che Obama non avrebbe dovuto nominare un successore durante un anno di presidenziali perché “l’equilibrio del potere potrebbe cambiare drasticamente“. Ovviamente, ora che la giudice designata nell’anno delle presidenziali è stata lei, non si è sentita in dovere di sollevare lo stesso appunto. Questione di sfumature, appunto. Benvenuti a Washington, dove la Storia si fa e si disfa.

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