Non è troppo tardi per sostituire Arcuri con Bertolaso

Guido Bertolaso

Vivere all’interno di un déjà vu è esperienza straniante. Pure se il calendario indica il 21 di ottobre, la sensazione è quella di essere improvvisamente ripiombati nelle angosce di marzo.

Eppure, in confronto alla scorsa primavera, l’andamento del virus aveva fatto all’Italia un regalo inatteso. Se nei giorni della prima ondata chiedevamo a noi stessi e al Cielo perché proprio noi, fra tutti, fossimo colpiti dal morbo prima e più degli altri, nelle prime settimane d’autunno, vedendo i contagi dei vicini aumentare a dispetto dei nostri, abbiamo cullato l’idea d’essere diventati improvvisamente immuni ad un’ondata di ritorno.

Così dimenticando come il virus c’aveva ferito. Quasi abolendo il ricordo degli appelli lanciati ai cugini d’Europa nei mesi scorsi, quando li invitavamo ad avvantaggiarsi, a non aspettare tempo, che prima o poi sarebbe finito, pure per loro.

Ma come spesso nella storia umana accade, in specie a queste latitudini, la lezione non è servita. Piuttosto abbiamo scelto di gonfiare il petto parlando di un inesistente “modello Italia“, dimostrando così di non aver compreso la straordinaria occasione fornitaci dal virus in questa fase: intervenire prima piuttosto che curare dopo. Tra interminabili riunioni e indefiniti confronti, fra indecisioni e ritardi, il tempo è infine scaduto. Non siamo più nelle condizioni di controllare il virus, ci tocca di nuovo inseguirlo. Come a marzo, sapendo già di perdere la corsa. Eccolo, l’aspetto più inaccettabile di questo déjà vu: l’aver intimamente compreso che tante morti non c’abbiano insegnato niente, che la paura non è stato un deterrente tale da metterci al riparo.

In questa serie di corsi e ricorsi, idee e soluzioni della prima ondata tornano purtroppo di moda. Ad esempio, quella proposta da questo blog in tempi non sospetti: affidare a Guido Bertolaso la gestione dell’emergenza a livello nazionale.

Uscendo dal “loop” che ci vede ricalcare lo stesso drammatico rituale del passato recente: tra Dpcm, scontri tra Governo e Regioni, Governo e opposizione, Governo e sindaci, virologi e virologi, possiamo – volendolo realmente fare – cogliere ancora i vantaggi che l’esperienza ci ha fornito. Sappiamo, per esempio, che Domenico Arcuri non è la persona adatta a svolgere il ruolo di commissario per l’emergenza anti-Covid. Senza astio: semplicemente non è il suo mestiere.

Certo, per nominare Bertolaso servirebbe a Conte una dose di coraggio e di umiltà forse insperata, poiché significherebbe ammettere che in questi mesi la gestione della crisi non è stata quella dovuta. Ma l’altro lato della medaglia offre innegabili vantaggi all’esecutivo stesso: su tutti sterilizzare in partenza le critiche e le accuse provenienti da un campo, il centrodestra, che guarda a Bertolaso come uomo della propria area. Compattando così il fronte in vista di inevitabili sofferenze.

Senza dimenticare l’altro aspetto, il più importante: Guido Bertolaso è il numero uno quando si tratta di gestire le emergenze. Non è troppo tardi.


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