FATE PRESTO

FATE PRESTO“. Titolava così, a caratteri cubitali, la prima pagina de Il Mattino di Napoli tre giorni dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980. Fate presto, “per salvare chi è ancora vivo, per aiutare chi non ha più nulla“. Fu un titolo tragicamente fortunato, talmente evocativo da essere riproposto nel novembre 2011 da Roberto Napoletano, all’epoca direttore de Il Sole 24 Ore, per invocare la formazione di un governo di unità nazionale che tirasse l’Italia fuori dalla trappola dello “spread“. Parolina di cui oggi abbiamo terribilmente, forse inspiegabilmente, nostalgia.

Il direttore del quotidiano economico venne accontentato soltanto cinque giorni più tardi, con l’arrivo di Mario Monti a Palazzo Chigi in sostituzione di Silvio Berlusconi. Vista la gestione post-terremoto in Irpinia e considerati gli esiti del governo Monti, non si può dire che quel titolo, quel “Fate presto”, abbia portato particolarmente bene al nostro Paese.

Eppure non è momento di usare scaramanzie. Piuttosto è tempo di capire che tempo non c’è rimasto.

Con oltre 30mila contagi registrati in un solo giorno – e chissà quanti sfuggiti all’attività di tracciamento – con un Rt che galoppa abbondantemente sopra il livello di guardia in molte Regioni, non ci è dato neanche il privilegio di aspettare i quattordici giorni canonici dall’entrata in vigore delle nuove misure restrittive, nell’insperata possibilità che sortiscano un benché minimo effetto.

Questo blog aveva scritto con un paio di giorni d’anticipo ciò che oggi anche Repubblica ha certificato: la data del 9 novembre come scadenza per imporre un nuovo giro di vite a livello nazionale. Ma il ritmo dei contagi impone subito una nuova presa di coscienza: non siamo più in grado di attendere oltre.

Ci siamo mossi tardi, probabilmente male. E la situazione è grave al punto che non possiamo permetterci processi mediatici, scontri politici. Dobbiamo remare tutti dalla stessa parte: quella del governo. Anche se pensiamo abbia sbagliato, pure se vorremmo averne uno diverso. Dobbiamo farlo perché ci credevamo al riparo, o almeno con il peggio alle spalle. E invece il nuovo giorno ci ha colti tremendamente impreparati, enormemente esposti ai fendenti del morbo.

Il solo modo per metterci in salvo è optare per la scelta più netta, la più coraggiosa e forse impopolare. Un nuovo lockdown che abbassi la curva, che rallenti il contagio. Solo così potremo presto tornare a correre. Solo decidendolo subito potremo tutelare il diritto alla salute e quello al lavoro di milioni di italiani.

Ecco perché oggi, quel maledetto titolo e il suo occhiello tornano drammaticamente di moda. Perché incarnano la necessità e l’urgenza di un Paese intero. E allora: “FATE PRESTO. Per salvare chi è ancora vivo, per aiutare chi non ha più nulla“.


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