Perché un lockdown per soli anziani è un’idea folle (anche per i giovani)

Iscriversi all’assurdo derby tra salute ed economia è alquanto deprimente. Certifica il fallimento del nostro Paese negli ultimi mesi, l’incapacità di predisporsi al peggio. Anche quando il peggio era stato ampiamente annunciato. Ma nel giorno in cui a far discutere è la proposta dell’Ispi di porre in essere una sorta di “lockdown selettivo“, di isolare dal resto del mondo gli over 60, corre l’obbligo di schierarsi, di denunciare la deriva economicista che compulsa i numeri, realizza tabelle e grafici, produce esercizi teorici ma non tiene conto del valore più importante: la vita delle persone.

Questo blog è da tempo schierato su una posizione altamente impopolare: quella di un nuovo lockdown generalizzato. Ogni giorno che passa senza una decisione in tal senso è una sentenza di condanna a morte per centinaia, migliaia di persone. Chi scrive non è insensibile ai problemi della gente che conduce esistenze complicate, non garantite, senza tutele. Ma compito principale di un governo dev’essere quello di tutelare i suoi cittadini: perché – so che lo slogan è abusato – senza salute non c’è economia.

Per cercare di tenere insieme entrambe, nel momento in cui la situazione è ampiamente sfuggita di mano, c’è un solo sistema: chiudere tutte le attività non indispensabili, chiuderle il prima possibile. Chiuderle non a partire da domani o fra 10 giorni: chiuderle da oggi, anche da ieri se è prevista l’opportunità di tornare indietro. Il motivo è semplice: abbiamo davanti un orizzonte troppo lungo da qui alla fine della pandemia per pensare di continuare a stressare il nostro sistema sanitario in questa maniera. Di fronte a noi non c’è l’estate, ma un lungo inverno: e la storia, questa sconosciuta, ci dice che i coronavirus d’inverno vanno a nozze.

Certo, nessuno può contestare i numeri: è vero che l’82% dei deceduti per Covid aveva più di 70 anni e il 94% ne aveva più di 60. Il fattore anagrafico è certamente preponderante sulle altre variabili quando si parla di mortalità del virus. Ma proporre un modello che esponga i più giovani al contagio e imprigiona i più anziani isolandoli dal resto del mondo significa fare un torto ad entrambi.

Partiamo dai più giovani: lo studio di Matteo Villa non tiene conto di un aspetto troppe volte taciuto dai giornali, ma ampiamente illustrato dalle riviste scientifiche. Se è vero infatti che i più giovani muoiono in percentuale nettamente inferiore rispetto ai soggetti più adulti, lo è pure che una percentuale non irrisoria manifesta dopo il contagio problemi di salute anche a lunga scadenza. La chiamano “sindrome post-Covid” ed è caratterizzata da difficoltà respiratorie, stanchezza persistente, problemi di memoria, per non parlare di tosse, perdita di gusto e olfatto, insonnia e aritmia. Solo per citare i sintomi più comuni. Chi può assumersi la responsabilità di provocare questi problemi di salute a tanti soggetti “sani” che andrebbero incontro al virus in caso di “liberi tutti eccetto gli anziani”? Il modello dell’Ispi parla di 29 milioni di italiani che verrebbero contagiati, ovvero il 70% degli italiani nella fascia d’età 0-59 anni. Con tutto il rispetto: pazzia pura.

Per quanto riguarda i meno giovani, poi, il costo di un lockdown selettivo che li riguardi è intollerabile più che altro dal punto di vista sociale. Adottare una misura del genere, oltre ad esacerbare la frattura intergenerazionale che è già uno dei problemi più grandi di questo Paese, si configurerebbe come un carico impossibile da gestire per le fasce più a rischio. Non solo per quanti dell’assistenza dei figli hanno bisogno quotidiano per sbrigare le faccende che da soli non sono più in grado di gestire, ma anche per quegli ultra-sessantenni che non vogliono essere discriminati sulla base della loro età e intendono continuare a condurre le loro esistenze rispettando le regole, ma continuando a vivere.

Piuttosto che proporre soluzioni irrealizzabili, anche solo dal punto di vista logistico (dove vanno a vivere i giovani che abitano con gli anziani? Perché l’idea dell’auto-reclusione è a dir poco utopia, visto che su base volontaria non siamo stati in grado neanche di tenere tutti sul naso delle semplici mascherine!), è giusto entrare quanto prima nell’ottica di un nuovo sforzo collettivo per abbassare la curva. Giovani e meno giovani, bambini e anziani: la sfida della pandemia si vince solo insieme.


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