Difficile, improbabile, non impossibile: Trump

Trump

Nessuna giravolta, con tutti i rischi che ciò comporta. Questo blog si è esposto in tempi non sospetti sull’esito delle elezioni Usa 2020: Joe Biden è il favorito, una vittoria di Donald Trump è non solo difficile, ma altamente “improbabile“. Che però è ben diverso da “impossibile“.

Il 2016 è un ricordo troppo fresco per rischiare di commettere lo stesso errore di sottovalutazione compiuto da molti osservatori. Le piazze americane raccontano oggi una storia diversa da quella espressa dai “freddi” numeri dei sondaggi. La “fan-base” repubblicana è motivata, in alcuni casi sovreccitata; gli strateghi democratici sperimentano invece la paura che precede il grande esame, il terrore della variabile impazzita, del decimale che rimette in gioco il Collegio Elettorale. Quale? Trump.

Sempre lui, nel bene e nel male. Per farlo “sloggiare” dallo Studio Ovale i Democratici non potranno limitarsi a confidare nei sondaggi, dovranno andare a votare in massa, possibilmente di persona, per evitare che diventi realtà lo scoop di Axios: The Donald, qualora, fosse in vantaggio negli stati in bilico, martedì sera annuncerà la vittoria senza attendere che vengano scrutinati milioni di voti inviati per posta cui, storicamente, è solito fare ricorso un elettorato composto in gran parte da Democratici.

Tradotto: inizialmente potremmo avere Trump in vantaggio in molti Stati in bilico, salvo essere sorpassato dopo diverse ore, se non addirittura giorni, da Joe Biden. Piccolo dettaglio: cosa succede se nel frattempo uno dei due giocatori dichiara di aver vinto le elezioni? La risposta l’hanno fornita i commercianti di Washington, che da giorni hanno alzato letteralmente le barricate a protezione dei loro negozi. Si temono rivolte, disordini, scontri tra opposte fazioni: entrambe le parti in gioco sono convinti che l’altra trami per rubare l’elezione. Un’altra istantanea per descrivere le due Americhe in collisione. Sembrerebbe la Bielorussia, invece è la più grande democrazia al mondo…C’è una piccola percentuale di possibilità, stimata intorno al 4% da Fivethirtyeight, che tutto finisca alla Corte Suprema: lì i 6 giudici di orientamento conservatore contro i 3 progressisti potrebbero confezionare il bis di Donald. Il 4% è il 4%: esiste.

Occhio alla Pennsylvania

Dove si gioca la partita per la Casa Bianca? Se dovessimo indicare un solo Stato diremmo la Pennsylvania. Per uno scherzo del destino si tratta anche di quello che ha dato i natali a Joe Biden. Ma qui quattro anni fa Trump batté Hillary, e oggi i suoi “Maga rally“, i comizi Make America Great Again, rendono l’idea di un popolo entusiasta del suo presidente. Il vantaggio assegnato a Biden dai sondaggi è nell’ordine di 5 punti percentuale: “solido ma non spettacolare” secondo il guru Nate Silver. Un successo in Pennsylvania sarebbe indicativo per Biden di un trend positivo; al contrario, perdere nello Stato d’origine, significherebbe un oscuro presagio: il suo castello elettorale andrebbe incontro ad un evidente rischio sfarinamento.

Trump, l’incubo dei sondaggi(sti)

Sempre Nate Silver ha chiarito perché non dovremmo restare più di tanto sorpresi in caso di vittoria di Trump in Pennsylvania e di conseguenza in altri “battleground states“: “Immaginate, ad esempio, che in un certo stato, il voto sia diviso equamente a 50-50 in un sondaggio tra Biden e Trump. Ma due terzi degli elettori di Biden votano per posta, mentre i due terzi dei sostenitori di Trump votano di persona e il tasso di danneggiamento delle schede elettorali per corrispondenza è del 3%. Sarebbe sufficiente a Trump per vincere 50,8 a 49,2, il che significa un errore nei sondaggi di soli 1 o 2 punti“.

Nate Silver ha ragione: spesso i sondaggisti vengono scambiati, a torto, per dei profeti. La loro non è una scienza esatta, ma lo shock del 2016 e la narrazione generale di questa campagna, in caso di nuova vittoria di Trump, produrrebbero ciò che un altro sondaggista americano, Frank Luntz, ha riassunto con chiarezza scintillante e coraggiosa: “Se Trump vince di nuovo il nostro mestiere è finito“.

Non è un’elezione normale. Non arriva in tempi normali. E poi c’è Trump. “Never say never“, avrebbe detto qualcuno.


Vuoi tenere aperto questo blog? Fai una donazione!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.