Donald Trump non se ne andrà con le buone

Non ci sarà bisogno di sguinzagliare la sicurezza perché Donald Trump levi le tende.

Per intenderci: per quanto l’idea di un paio di agenti del Secret Service che scortano il presidente americano fuori dalla Casa Bianca, magari ammanettato, solletichi la fantasia dei cosiddetti “Never Trumpers“, non sarà questo il modo in cui The Donald lascerà lo Studio Ovale.

Eppure, più passano le ore, più è altamente improbabile che Trump se ne vada senza combattere. Ancora ieri mattina, ad una settimana dall’Election Day, l’attuale inquilino della Casa Bianca annunciava a caratteri cubitali su Twitter: “WE WILL WIN“. Vinceremo.

L’ostinazione con cui Trump rifiuta di ammettere la sconfitta si è ormai protratta per troppo tempo per pensare che dietro non vi sia una tattica ben precisa. Un disegno per ottenere il massimo da questa situazione: che sia un salvacondotto per il futuro o il mantenimento della leadership tra i Repubblicani.

Arrivati a questo punto è pressoché scontato che lo stesso biondo di Manhattan sia venuto a patti con l’idea che queste elezioni le abbia davvero perse. E che nessun ricorso legale, accusa di brogli infondata, richiesta di riconteggio della schede in questo o quell’altro stato, avrà l’effetto di ribaltare l’esito del voto.

Lo stesso fatto che Trump, secondo voci ben informate riportate da Axios, abbia ipotizzato di ricandidarsi nel 2024 è sintomatico che Donald ha in cuor suo accettato la sconfitta. In America esiste infatti un limite di due mandati per i presidenti. Se ha governato dal 2016 per quattro anni, e punta al 2024, significa che sa di non aver vinto nel 2020.

Ma allora perché non fare armi e bagagli e andarsene? Perché non vergare una lettera commovente da far trovare sulla scrivania al proprio successore e uscire a testa alta? Perché non rendersi protagonista di un “concession speech” di livello, di un discorso di concessione della sconfitta che passi alla storia, che dica al mondo intero: “Ehi, guardate: non sono il mostro che avete descritto per anni. Per me la democrazia conta più delle mie sorti“. La risposta è una e una sola: perché Trump è Trump.

La natura del presidente, però, non riuscirà a plasmare il destino dell’America: milioni di statunitensi che hanno votato per Joe Biden lo hanno fatto. Il suo mandato scade a mezzogiorno del 20 gennaio del 2021. Punto. “Period”, come dicono gli americani. Oltre non potrà andare.

Per usare le parole del portavoce della campagna di Biden, “il governo degli Stati Uniti è perfettamente in grado di scortare un intruso fuori della Casa Bianca“. Di nuovo: non dobbiamo immaginarci nulla di violento. Ma che ci siano altri metodi per far sì che Trump addivenga a più miti consigli è sicuro. Il più semplice potrebbe essere quello di ricordargli i suoi tanti fronti aperti con la giustizia: Chris Cillizza della CNN ne ha elencati almeno 6 da tenere d’occhio una volta che Trump perderà l’immunità presidenziale.

Se dovessi scommettere, direi che Trump non finirà dietro le sbarre: un ex presidente degli Stati Uniti è pur sempre un ex presidente degli Stati Uniti. Non conviene a nessuno gettare una macchia del genere sull’istituzione della presidenza, né esacerbare gli animi facendo finire in cella un leader votato da 70 milioni di americani. Ma allo stesso tempo è vero che Trump ha mostrato in questi giorni l’intenzione di comportarsi in maniera del tutto atipica rispetto agli ex presidenti. Con ogni probabilità non pensa a se stesso neanche come ad un “ex” della politica.

Per questo non si può escludere nulla. Neanche che in questi 71 giorni di interregno Trump decida di utilizzare lo strumento della grazia presidenziale su sé stesso: manovra sulla cui liceità dibattono da settimane i costituzionalisti d’Oltreoceano. E che comunque lo metterebbe al riparo soltanto dalle conseguenze di eventuali reati commessi a livello federale, non da quelli compiuti su base statale.

Insomma: Donald Trump sta scalciando, lo farà ancora. E sì, potrà complicare la vita di Biden nel processo di transizione, mettere qualche bastone tra le ruote alla nuova amministrazione per rallentarne l’azione, disseminare di trappole i corridoi della Casa Bianca. Ma se ne andrà, alla fine. Non con le buone, ma se ne andrà.


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