“Le faremo sapere”

Scrivere di sanità calabrese è per me una doppia ferita: perché sono italiano, ma sono anche calabrese. Il post con cui Gino Strada ha dichiarato di essere stato sedotto e abbandonato dal governo merita una riflessione che vada oltre la costernazione di facciata.

Non è la prima volta che il governo si comporta in questo modo, non è la prima volta che il premier o suoi ministri, sul punto di assegnare ruoli di peso a persone di onestà specchiata, magicamente finiscono per sparire da un giorno all’altro, senza dare più notizie. Come fossero l’amata che si sottrae allo spasimante dopo un solo caffè, per giunta dopo essere stati loro ad invitare la controparte, dopo essersi salutati con una stretta di mano, un “le faremo sapere” carico di aspettative e promesse.

Non è la prima volta, no, perché quello che è successo a Gino Strada è già accaduto al pm Di Matteo. In quel caso il giudice antimafia era stato scelto per un ruolo al vertice del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (DAP), poi il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede – non è chiaro per quali motivi, o forse è dannatamente chiaro – decise di ripiegare con un’offerta inaccettabile per un uomo con la storia professionale di Di Matteo, con un incarico di sotto’ordine.

Ecco, tanto Gino Strada quanto Di Matteo sono personalità dalla sensibilità politica distante dalla mia. Io la penso diversamente da loro su tantissimi temi, e dico di più: probabilmente avrei scelto altre persone per guidare la sanità calabrese e per dirigere il Dap. Ma mai mi sognerei di mettere in discussione il loro essere servitori dello Stato.

Perciò penso questo: al posto di Conte oggi, di Bonafede ieri, io proverei un po’ di vergogna. Un po’ tanta. Non perché un governo non sia libero di fare le nomine che vuole: si può scegliere di perdere la faccia nominando Zuccatelli a capo della disastrata sanità calabrese in assoluta autonomia, figurarsi. Nella speranza che tra qualche mese si abbia però il coraggio di risponderne, piuttosto che crocifiggere il Cotticelli di turno.

Ma quando si decide di coinvolgere personalità come Gino Strada, si dovrebbe avere la prudenza di contattarli soltanto se convinti di assegnare loro “pieni poteri”. Espressione che per una volta, lasciatemi dire, non guasta.

A meno che non si faccia un ragionamento diverso, a meno che non si sia disposti a sacrificare, sull’altare degli interessi di parte, pure la propria dignità.


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