La geopolitica del vaccino si è ufficialmente messa in moto. A sparigliare le carte è stato il Regno Unito, sarà il primo Paese occidentale a somministrare un vaccino contro il virus che in giro per il mondo ha ucciso (ufficialmente) quasi un milione e mezzo di persone.

Quando stamattina abbiamo appreso dell’accelerazione di Londra, la prima domanda che ci siamo fatti era composta da due parole: “E noi?”.

Non rinneghiamo l’importanza dell’Unione Europea, non ci riscopriamo sovranisti all’occasione, non siamo d’improvviso sostenitori dell’uscita del Regno Unito (o dell’Italia) dall’Ue: ma c’è un effetto collaterale della Brexit che oggi è evidente a tutto il mondo, che è anche infantile provare a negare come qualcuno sta cercando di fare. Ed è un effetto collaterale buono (per loro).

Prendete l’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali. Oggi l’ente europeo che dovrà assicurare la sicurezza dei vaccini fa sapere che “l’autorizzazione condizionata è il meccanismo più appropriato in questa emergenza pandemica”. Tradotto: a Londra hanno bruciato le tappe.

Ed è vero, il Regno Unito ufficialmente fa ancora parte dell’Unione Europea. Ma la Brexit è un dato politico, prim’ancora che formale. Oggi si è capito cosa vuole dire.

A Downing Street hanno deciso di togliere la zavorra dalla mongolfiera, spiccare il volo, approfittare delle stesse norme europee che prevedono la possibilità di utilizzare una procedura di emergenza per distribuire sul mercato interno un vaccino per uso temporaneo.

Il Regno Unito non ha infranto le regole, le ha sfruttate.

Se non credete per partito preso alle assicurazioni del ministro della salute britannico Matt Hancock, secondo cui la Mhra, l’Agenzia regolatrice inglese dei farmaci, ha valutato i dati sulla sperimentazione “a mano a mano che arrivavano” facendo procedere le verifiche “in parallelo invece che un passaggio dopo l’altro come di norma accade”, ma senza prendere scorciatoie, va bene.

Ma bisogna essere onesti fino in fondo: il vaccino Pfizer sarà anche il nostro. Non è prevista alcuna novità negativa tale da far saltare la vaccinazione di massa. Qualche giorno fa le dosi erano in volo nei cieli americani: la catena del freddo, l’aspetto logistico, è qualcosa che tutti i governi (si spera anche Arcuri) stanno già predisponendo da settimane. Il Regno Unito inizierà prima, noi dopo.

Dite che noi siamo più prudenti ed è meglio così? Al momento siamo solo più lenti. Il rischio è insito in questa operazione, a maggior ragione per la tecnica alla base dei due vaccini che arriveranno per primi sul mercato (Pfizer e Moderna), la terapia genica. La sperimentazione del vaccino, quella nelle tre fasi che serviva ad ottenere l’autorizzazione, si è conclusa. I dati preliminari sono gli stessi che hanno spinto i governi ad attrezzarsi.

Non vogliamo un modello cinese o russo, non chiediamo di somministrare un antidoto non testato, o mentre le sperimentazioni sono ancora in corso. Ma gli esperti ci dicono che per essere certi al 100% che questi vaccini non avranno alcun effetto collaterale grave sul corpo umano dovremmo aspettare decenni: voi siete disposti ad aspettare?

L’Autorità, per risultare credibile agli occhi della collettività, dev’essere onesta. Si può dire che dietro la prudenza europea ci sia una strategia: la volontà di comunicare alla popolazione che non si è bruciata nessuna tappa, così da invogliarla a fidarsi, a vaccinarsi, a raggiungere l’immunità di gregge. Questo è un discorso accettabile.

Ma che non si venga a dire che l’Inghilterra è un Paese di incoscienti o sprovveduti. Come la metteremmo, poi, se domani o tra pochi giorni, sulla spinta dell’accelerazione d’Oltremanica a compiere la stessa scelta fossero anche gli Stati Uniti? Pazzi pure loro?


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