L’informazione, il giornalismo: grandi cose, ma alle volte possono fare danni.

Se anche a voi è capitato di parlare con amici, colleghi, parenti, del vaccino anti-Covid che verrà, è pressoché certo che abbiate riscontrato la stessa sfiducia che ho ravvisato nelle mie conversazioni.

Quel che è peggio: ci sono anche molti “medici” – scusate le virgolette, ma sono necessarie – titubanti rispetto alla sicurezza del vaccino, al punto da sconsigliare ai loro pazienti di farselo somministrare. Per loro, tra parentesi, proporrei la radiazione seduta stante (se solo avessero il coraggio di farsi avanti), ma ciò che ci interessa è altro: quali sono i risultati di questo scetticismo sulla collettività?

Quando si parla di vaccino bisogna tenere sempre a mente un numero: la soglia necessaria a raggiungere l’immunità di gregge, fissata dagli esperti almeno al 60%, ma preferibilmente sopra il 70%.

Questa percentuale è ogni giorno più lontana.

Perché? Perché stiamo già perdendo la partita.

Secondo un sondaggio di Index Research del 26 novembre soltanto il 52,3% degli italiani farebbe il vaccino. Soltanto tre settimane prima, il 5 novembre, la percentuale era del 68,8%. In soli 21 giorni un calo del 16,5% è mostruoso, preoccupante, allarmante.

Cos’è successo a novembre? Il Covid è diventato meno forte? E’ clinicamente morto? No.

Il problema sta soprattutto nell’informazione, nel giornalismo, nei media. Perché è chiaro che le notizie dei vaccini in arrivo abbiano monopolizzato le scalette dei talk e dei programmi d’approfondimento. Ed è legittimo che si illustrino agli italiani tutti gli aspetti della vaccinazione, compresi i possibili effetti collaterali. Ma chi si occupa di comunicazione, alla vigilia della più grande campagna di vaccinazione di massa che l’umanità abbia conosciuto, deve dimostrare di conoscere il valore della parola “responsabilità”.

E in questa fase storica “responsabilità” significa rinunciare a qualche punto di share in nome del bene pubblico; equivale ad invitare esperti veri, non presunti tali, che si limitino a parlare dei dati in loro possesso, non ad ipotizzare malattie ed eventi avversi imprevedibili; vuol dire rifiutare la narrazione che parla di “dittatura sanitaria” e ricondurla alla realtà di “emergenza sanitaria”.

Concretamente, abbiamo speranze di vedere un’inversione di tendenza facendo affidamento soltanto sul senso civico? Onestamente non credo. Basta girare per strada, osservare quanta gente ancora, dopo due ondate e 60mila morti, rifiuta di indossare la mascherina, derubricando il virus ad influenza che uccide solo i più fragili.

E allora? E allora ci vuole coraggio. Coraggio di tutelare l’interesse nazionale. Fior di costituzionalisti hanno confermato che si può fare. Cosa stiamo aspettando? Il vaccino anti-Covid sia obbligatorio.


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