Recovery Conte

La cronaca dell’intervento di Matteo Renzi al Senato deve partire da una premessa: il leader di Italia Viva ha ragione. Ha ragione quando (ri)afferma il primato della politica. Osiamo una maiuscola: il primato della Politica. Ha ragione quando chiede: “Se non possiamo fare politica durante la pandemia, ci dite cosa stiamo qui a fare in Parlamento?”. Perché sbagliava chi parlava di “dittatura sanitaria”, speculava sui morti, dimostrava ignoranza, ma è vero che l’emergenza è stata lo scudo del governo per mesi, il riparo vigliacco dalle conseguenze del suo immobilismo.

Renzi ha ragione. Ha ragione quando giudica inaccettabile che “arrivi alle 2 di notte” un documento redatto chissà da chi, al posto dei ministri e del Parlamento, che indichi come spendere i 200 miliardi che dovranno (ri)fare l’Italia. Ed è grave che abbia ragione, perché il premier che invia la bozza del Recovery Plan è lo stesso che rivendicava contro Salvini e Meloni di non “lavorare con il favore delle tenebre”.

Renzi ha ragione, ed è un problema che ce l’abbia, quando inchioda l’incoerenza del Pd, lo stesso partito che un anno e mezzo fa firmò un ricorso alla Corte Costituzionale contro il governo gialloverde della triade Conte-Salvini-Di Maio, quello che umiliò le istituzioni impedendo di discutere la manovra, e che oggi non batte ciglio dinanzi ad una condotta identica. Quale credibilità può avere un partito che si chiama “democratico” che non mostra il minimo rispetto per le istituzioni democratiche?

Renzi, soprattutto, ha ragione a sfidare il premier a viso aperto, ad aprire al ritiro dei ministri, di fatto alla crisi di governo. Perché quando dice, in chiusura del suo intervento, “sappia che se ha bisogno di qualche poltrona ce ne sono tre, due da ministro e una da sottosegretario, nostre, a sua disposizione”, di fatto pone il presidente del Consiglio dinanzi ad un bivio: o salta la cabina di regia del Recovery Fund o viene a mancare l’appoggio di Italia Viva.

Le conseguenze di questo intervento sono già evidenti, sotto gli occhi di tutti: questa storia è finita, siamo ai titoli di coda. Conte ha perso in ogni caso. Se cede alle richieste di Renzi finisce commissariato, ritorna nelle dimensioni del burattino di un nuovo Matteo, all’epoca Salvini, oggi Renzi. D’altra parte, se non cede, va a casa. Per lui è una sconfitta certa in ogni caso.

I patti sono chiari, l’amicizia sarà corta.

E’ bastato un discorso, in fondo, per passare da Recovery Fund a Recovery Conte.


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