Angela Merkel

Ci voleva Angela Merkel per mettere nero su bianco l’impronunciabile, per salvarci dai pavidi che guardano al futuro con l’assillo di chi dev’essere rieletto, per ricordarci che esiste una differenza abissale da chi si immagina statista e al massimo è governante – badate bene, participio presente: niente di più – e chi invece si nutre di leadership, carisma, scelte impopolari ma giuste.

Così succede che sia la cancelliera tedesca, la leader del Paese che meglio di tutti ha affrontato la crisi del coronavirus in Occidente, a sfatare il tabù del secondo lockdown. Lo aveva proposto a dire il vero più di un mese fa: e in quel caso furono i primi ministri dei Laender tedeschi, qualcosa di molto più serio dai nostri presidenti di Regione – che pure si atteggiano a governatori, immaginando di vivere in una Repubblica federale sul modello degli Stati Uniti, beati loro e le loro fantasie – a mettersi di traverso, ad optare per misure più blande.

Il risultato è che un mese e molte migliaia di morti dopo, sono stati loro a tornare con la coda tra le gambe da Angela, che era lì ad aspettarli, con la consapevolezza di chi ha sempre avuto ragione, ma ha perfino l’eleganza di dire che “non è il giorno per guardare indietro e chiederci ‘cosa sarebbe successo se’, è il giorno di fare ciò che è necessario“.

Doppio soccorso tedesco

Quel che è necessario è una stretta di Natale, perché è l’unica arma che abbiamo in attesa che il vaccino ci salvi. Perché purtroppo l’inverno è arrivato, e le misure di contenimento servono fino ad un certo punto se poi vengono interpretate per ciò che sono realmente: un “liberi tutti, con moderazione“.

L’incoerenza, la confusione, sono stati in Italia il leitmotiv di questi ultimi mesi: il risultato è che se a gennaio vedremo un’impennata di contagi non potremo neanche parlare di terza ondata, perché la seconda non si è mai conclusa.

Si è detto e ripetuto più volte che non siamo la Cina: ed è vero, non abbiamo il potere che hanno i regimi dittatoriali. Con l’autunno abbiamo definitivamente compreso di non essere neanche la Corea del Sud, che con il tracciamento dei casi sta mostrando plasticamente cosa voglia dire l’abusata espressione “convivere con il virus”. Cosa potevamo fare, allora? Mettere in pratica le lezioni della prima ondata: chiudere prima che fosse troppo tardi. Questo blog ha invocato un secondo lockdown in tempi non sospetti, Conte è andato avanti dicendo che la chiusura totale è la risposta di chi è all’ultima spiaggia, letteralmente di “chi non ha mezzi”. E scusate, ma a me sembra il ritratto perfetto del nostro Paese.

Così, mentre ci si avvia verso nuove restrizioni – bicchiere mezzo pieno: almeno vedremo abolita l’ingiustizia che vedeva da una parte la possibilità di muoversi indiscriminatamente nelle metropoli e dall’altra il confinamento per i residenti nei comuni di poche anime separati solo da un cartello stradale – la sensazione è che il coraggio di Angela possa aiutare a sdoganare la parolina magica e tragica insieme: lockdown.

Se lo ha fatto la Germania è chiaro che possiamo – anzi, dobbiamo – farlo anche noi.

Non meravigliatevi: sarebbe la seconda volta in pochi mesi che la Merkel ci viene in soccorso. Lo ha fatto, nell’incomprensione dei più, dicendosi disponibile a garantire per noi sui mercati, acconsentendo a spendere il nome della Germania per assicurarci il Recovery Fund.

Avete capito bene: non è stata l’Europa, anzi “Leuropa” senza apostrofo, a darci quei fondi, ma la Germania con tutto il suo peso (geo)politico.

Danke, Angela.

Adesso, adottando un secondo lockdown in casa propria, la cancelliera darà forse ai nostri politici la scusa per seguirla.

D’altronde la parola leader deriva dal verbo “to lead”: guidare. E se esiste leader in Europa è chiaro che risieda a Berlino, di certo non a Palazzo Chigi.

Avete capito, insomma: forse ci salva Merkel.


Vuoi tenere aperto questo blog? Fai una donazione!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.