La parola governo deriva dal latino “gubernum”, letteralmente “timone della nave”. Ne deriva che chi ne ha il controllo, in questo caso per fortuna non il “Capitano”, sia responsabile della rotta e della riuscita dell’impresa.

Quando il mare è agitato, quando i cavalloni tranciano l’albero maestro, chi ha il comando della nave non può scagliarsi sull’equipaggio che fino a quel momento aveva lodato. Nella tempesta si entra e si esce insieme. Quando questo non accade si assiste ad un ammutinamento: il governo viene rovesciato, nella lotta tra fazioni è il caos, l’impresa è fallita, la barca carica acqua da tutte le parti. Senza bussola, nessuno mai avvisterà “terra!”.

Questa metafora di avventura marina serve per descrivere lo stato comatoso in cui da settimane versa il governo di questo Paese. Sulla barca Italia, è vero, c’è chi cospira da sempre, chi non ha mai remato dalla stessa parte: pensate a Salvini, che ha deciso di autodenunciarsi nei giorni di zona rossa per portare aiuto a chi soffre, a chi dorme in strada e ha freddo. Lui. Che porta aiuto. A chi soffre, dorme e in strada e ha freddo. Vabbè…

Dicevamo, l’equipaggio non è mai stato compatto, le crepe si sono viste fin da subito, fin da quando nuvole nere si sono addensate all’orizzonte, ma dinanzi alla paura quasi tutti hanno lavorato insieme: contro un vento di burrasca mai visto, un nemico sconosciuto che sembrava animare le onde stesse, che riempiva di incubi il sonno dei marinai.

E’ stato a quel punto che il comandante della nave, il premier Conte, ha iniziato a parlare di “modello Italia”. Ha peccato di arroganza, di ingenuità, non è stato onesto. Troppi morti, troppe inefficienze, per presentarsi come modello per gli altri. I veri modelli sono altrove, non si pubblicizzano, vengono studiati, salvano vite, garantiscono un’esistenza che ha una parvenza di normalità, assumono scelte impopolari quando serve, anticipano il contagio, non lo inseguono, raccolgono risultati, non collezionano decreti.

Questo fa chi ha saldo tra le mani il “gobernum”, chi gestisce il timone con padronanza, chi riconosce le correnti, chi ascolta i consigli del vecchio lupo di mare reduce da tante campagne, chi non ha la presunzione di sentirsi infallibile. Quando la situazione sfugge di mano, quando il mostro marino riemerge, a quel punto, solo a quel punto, si vede la qualità della spedizione.

Qui la sensazione che abbiamo è un’altra: un premier che non è disponibile all’autocritica, che fatica ad ammettere gli errori commessi. E questo è grave, perché senza correggere la rotta questa nave si incaglierà o andrà ad infrangersi contro la scogliera. L’impressione è che la scelta del comandante sia stata la più semplice, anche la più vigliacca: scaricare sull’equipaggio – su di noi – le responsabilità di un fallimento annunciato.

Se le misure non funzionano è colpa degli italiani che vanno a fare shopping: gli stessi italiani che sono stati invogliati a comprare sotto Natale con l’introduzione del cashback, che si sono sentiti dire che è importante evitare Amazon e sostenere l’economia locale.

Se la terza ondata ci sarà – e ve lo anticipiamo, ci sarà -, dice Arcuri, una sorta di primo ufficiale di coperta, sarà difficile attuare la campagna di vaccinazione di massa. Ovviamente ha ragione, ma il suo compito non è quello di mettere la mani avanti, piuttosto è quello di predisporre il necessario senza accampare scuse.

Ecco, mi pare chiaro che siamo allo sbando: il timone mulina vertiginosamente, la nave ruota su su stessa, individuare il punto nave è impresa ardua anche per il marinaio più esperto. Siamo dinanzi ad uno scaricabarile: quando le cose andavano bene si parlava di “modello Italia”, manca poco che si parli apertamente di “monella Italia”.

Naufragio, è stato un attimo.


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