Insisto, quello di Renzi non è un bluff: vi spiego perché…

Non è un bluff quello di Matteo Renzi. Continuo a scriverlo col rischio di prendere una sonora tranvata. Capita, in questo mestiere. Ma sinceramente fatico a credere come un ex premier possa esporsi così tanto a livello personale per poi ridurre tutto – come sottolineato da alcuni osservatori non propriamente celebri per imparzialità e oggettività d’analisi – ad uno “strapuntino”, un rimpasto, un rimescolamento di poltrone.

Continuo a pensare che gli appunti mossi dal leader di Italia Viva al governo e al suo premier siano corretti nel merito e nel metodo. Lo scrivevo venti giorni fa, era l’11 dicembre: Renzi sulla questione del Recovery Fund ha perfettamente ragione. Nel frattempo se ne sono accorte anche le altre forze parlamentari: bene.

Ma nella dichiarazione di voto sulla Legge di Bilancio pronunciata oggi in Senato, Renzi ha svelato anche uno dei più abusati artifici retorici del premier Conte. Quante volte, incalzato dalle stesse forze di maggioranza (e qui dobbiamo citare anche il Pd), il presidente del Consiglio ha utilizzato nei colloqui sui giornali la frase: “Adesso dobbiamo correre“?. La domanda giusta l’ha posta oggi Renzi: “Correre, ma per andare dove?“.

Nel Recovery Plan predisposto dal premier manca un’idea compiuta dell’Italia di domani, si fatica a leggere l’indirizzo d’approdo del Paese, non si coglie la visione che lo ispira. Il risultato è una lista della spesa senza criterio: scriteriata, appunto.

Per correre bisogna avere innanzitutto una strada sotto i piedi: e Conte, spiace dirlo, ma questa strada non ce l’ha. Non ce l’ha perché a costruire l’asfalto devono essere, alternandosi, lavorando di buona lena, le forze di maggioranza. Questo semplicemente in questo governo non accade. Non può accadere per il peccato originale che questo esecutivo sconta: l’incompatibilità tra i partiti che lo compongono. Là dove costruisce uno, l’altro interviene per distruggere.

Ecco, in questo senso assume una valenza significativa l’avviso di Renzi, il richiamo alla realtà per cui passa una “differenza epocale tra stabilità e immobilismo“. Nessuno pensi, com’è già è accaduto in questi mesi, di usare l’emergenza come scudo per la propria incapacità. La metafora più bella, quella che più impatta sull’immaginario, è quella che paragona la legislatura ad una bicicletta: “Trova l’equilibrio solo se si muove“. In questo governo lo stallo è evidente: non si pedala da tempo. Ed ad un certo punto anche Brumotti deve mettere piede a terra.

Per questo insisto, questo non è un bluff: Conte può restare in sella solo se abbraccia le posizioni di Renzi. Usando una metafora ciclistica: se si mette a ruota e ne sfrutta la scia. Un bravo leader dovrebbe sapere quando è in crisi, quando è il momento di affidarsi all’esperienza del compagno di squadra. Pena perdere il rispetto del gregario, la testa della corsa.


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