Perché questa crisi impopolare è inevitabile e giusta

Sono le 18 e 16 minuti del 13 gennaio 2021 quando Matteo Renzi annuncia le dimissioni delle sue ministre dal governo Conte II. La precisazione di carattere temporale è d’obbligo, perché la crisi di governo aperta oggi avrebbe potuto – e dovuto – inaugurarsi tempo addietro.

Non serve essere un mago dei sondaggi per sapere che chi oggi muove delle critiche a Giuseppe Conte – l’uomo più amato del Paese – rischia nella migliore delle ipotesi di finire insultato, nella peggiore, forse, una messa in stato d’accusa per lesa maestà.

Ma mente chi oggi finge di non sapere che questo governo fosse immobile da mesi. Vive su Marte chi sostiene si potesse proseguire di questo passo. Tenta di vincere facile chi crocifigge Renzi dipingendolo come il peggiore dei mali col solo fine di nascondere vistose inadeguatezze.

E’ infatti molto semplice, finanche scontato, cercare di individuare le ragioni del leader di Italia Viva in un fantomatico interesse personale. Già solo il fatto che il 73% degli italiani – sondaggio Ipsos di questa mattina – dica di non comprenderne le mosse, suggerisce l’opposto: che giovamento può trarre Renzi da questa crisi? Quale misterioso guadagno può sperare di ottenere? Risposta: nessuno. Almeno non nell’immediato. E si sa che nella politica italiana fare programmi a lunga scadenza è pensiero ardito, errore da principiante che Renzi non commetterebbe.

La verità è un’altra, allora. A ben guardare molto più semplice. Il vero motivo della crisi non sta- o almeno, non solo – nell’acronimo MeMeMes: ovvero quel “metodo, merito e Mes” enunciato da Renzi.

Il motivo della crisi è che questa maggioranza è nata come un governo di scopo: evitare che Salvini prendesse i pieni poteri, ma non si è data un orizzonte politico. Quando la questione prioritaria è diventata la necessità di esprimere una “visione” politica – leggasi alla voce Recovery Plan – i nodi sono venuti al pettine: con le differenze di vedute, ideologiche, addirittura antropologiche dei componenti l’ormai ex maggioranza tramutatesi in ostacoli insormontabili.

Ora, possiamo benissimo scegliere di attribuire tutte le colpe a Renzi. E’ la cosa più semplice da fare. Io che non l’ho mai votato, però, non lo farò. Penso invece che dovremmo cercare di andare più a fondo, senza limitarci alle analisi più superficiali e semplicistiche. Quelle con cui acchiappare un mare di like, per intenderci.

Se oggi la motivazione principale di chi accusa il leader di Italia Viva è che non si apre una crisi durante una pandemia, allora questo qualcuno deve anche essere tanto gentile da dirci perché durante una pandemia non si attiva il Mes sanitario. Se oggi il dogma da non mettere in discussione è Conte, allora Conte deve dimostrare che il suo valore aggiunto è quello di far ragionare su un tema di vitale importanza per il Paese anche la frangia della sua maggioranza più restia a rinunciare ad una folle ideologia. Se oggi, insomma, si decide che Renzi è il male della politica italiana, bene, lo si dica. Ma che poi si inizi anche a farne un po’, di Politica.


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