Ad un certo punto della serata di ieri, subito dopo l’annuncio del senatore Luigi Vitali di Forza Italia, deciso a parole ad assicurare il proprio sostegno al governo Conte-ter, per alcune ore tra i contiani e le forze di maggioranza si è diffuso l’esaltante convincimento che il suo approdo nel neonato gruppo centrista avrebbe scaturito una sorta di effetto domino, portando i tanti indecisi di queste ore a schierarsi al fianco dell’uomo più popolare d’Italia.

L’entusiasmo, però, è durato meno dello spazio di una notte. Lo stesso Vitali, quel Vitali che martedì aveva negato la possibilità di un suo sostegno a Conte, e che mercoledì sera aveva fatto esattamente il contrario, questa mattina ha dichiarato di averci ripensato di nuovo: nessuna fiducia al premier dimissionario. A convincerlo una telefonata con Berlusconi prima e con Salvini poi.

Perché è importante? In parte perché Vitali ha svelato – non sappiamo se involontariamente o meno – lo schema di gioco del centrodestra in queste consultazioni. Il senatore, infatti, ha detto che a farlo desistere dai suoi propositi di responsabile è stato l’aver verificato con le sue orecchie che “non c’è la volontà di andare ad elezioni a tutti i costi, che era poi la mia preoccupazione. Berlusconi è disponibile a verificare le condizioni per andare avanti e uscire da questo momento difficile, Salvini a discutere di fisco e giustizia. Berlusconi non esclude neanche le larghe intese“.

Come questo blog aveva anticipato, al centrodestra per liberarsi di Conte basta poco: far capire ai parlamentari terrorizzati dalle urne che al voto non si andrà in nessun caso.

Altro discorso è quello che riguarda il premier dimissionario, intento nel frattempo a provarle più o meno tutte pur di restare in sella senza dipendere da Renzi- Legittimamente, intendiamoci, a patto però di non rivendicare una sostanziale differenza rispetto a chi lo ha preceduto a Palazzo Chigi.

Dal 12 gennaio in cui Conte minacciò il leader di Italia Viva (“Se esci ora dal governo poi non rientri“) molto sembra cambiato. Al punto che un virgolettato a lui attribuito e riportato da “La Stampa” recita oggi: “Non porrò alcun veto su Italia Viva, sono contento se faranno ancora parte di una maggioranza allargata, ma non mi umilierò in alcun modo“.

Una frase, in attesa di possibili smentite, che sembra quanto meno certificare l’affermazione del principio di realtà anche nell’inner circle contiano: senza Renzi non c’è una maggioranza. Questo dicono i numeri.

Certo, su quel “non mi umilierò in alcun modo” si potrebbe discutere. Ad esempio chiedendosi se tra veti posti e poi ritirati, tra Ciampolillo raccattati e Vitali corteggiati, l’umiliazione di Conte, dopotutto, non sia già avvenuta.

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