Da #AvantiConConte ad avanti con Renzi

Bisognerebbe oggi tornare alla sera del 13 gennaio, alla lunga notte degli hashtag pro-Conte, punto più alto della mai veramente ufficializzata unione politica tra MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico (pensate), per comprendere le montagne russe della politica italiana, il valore (scarso) delle parole pronunciate e smentite pochi giorni dopo. Tanto vale tutto, nessuno ricorda nulla.

#AvantiConConte era l’hashtag scelto dalla maggioranza, l’urlo di battaglia con cui i pretoriani del Contismo si davano la carica, forse auto-incitandosi, ma anche auto-convincendosi che avrebbero presto salvato il leader e ottenuto lo scalpo politico del “traditore”.

Erano, quelle, le ore in cui si diceva a Giuseppe Conte che i responsabili in suo soccorso sarebbero arrivati, come sempre erano arrivati in soccorso dei governi in crisi. Ieri, dopo il mandato esplorativo affidato a Roberto Fico, Conte ha avuto l’onestà intellettuale di ammettere a chi già allora lo aveva messo in guardia, di avere sbagliato: “Avevi ragione, non dovevo fidarmi”.

Troppo tardi. La telefonata a Matteo Renzi prima dell’ingresso al Quirinale non è servita a ricucire lo strappo. Al contrario: è apparsa per ciò che era, la mossa della disperazione di chi sa di aver perso la lotta.

Le sorti di Giuseppe Conte dipendono quasi interamente dal leader di Italia Viva. Se vorrà salvare il premier, lo farà al prezzo di un commissariamento di fatto dell’ex avvocato del popolo. Se invece volesse indicare un altro nome, saprebbe di poterlo fare senza particolari conseguenze, certo che mai il capo dello Stato farebbe precipitare il Paese al voto in queste condizioni, con una pandemia in corso e i soldi del Recovery in bilico.

Resta, sullo sfondo, la figuraccia di chi diceva “mai più con Renzi”, e dopo aver capito che senza Renzi non c’è governo spaccia per atto d’amore verso il Paese la caduta di ogni possibile veto.

Com’è noto a chi segue questo blog da più tempo, non c’è tema che sia uno che accomuna chi scrive ad Alessandro Di Battista, ma nel suo estremismo, nelle sue idee spesso contorte e fuori dal mondo, ho ravvisato ieri quanto meno uno sprazzo di coerenza che altri suoi colleghi non hanno dimostrato di possedere. Aveva detto “con Renzi neanche più un caffè”. Appreso che la linea del MoVimento 5 Stelle è cambiata, ha avuto quanto meno il coraggio di tenere il punto, di dire che “se il M5s torna con Renzi arrivederci e grazie”.

Attenzione, non credo abbia ragione sul punto politico: ne faccio una questione “morale”. Evidentemente era tra quelli che in quel 13 gennaio credevano davvero si dovesse andare soltanto #AvantiConConte. Ha capito che ad oggi una sola cosa è certa: si andrà #AvantiConRenzi.

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