La politica riproduce dinamiche tipiche della vita umana. Vi agiscono persone che con tutto il rispetto possibile non sono le Dame di San Vincenzo. I colpi sotto la cintura sono l’ordinario: anzi, la cintura di norma non esiste.

Questo per circoscrivere il contesto di una crisi: nel momento in cui si apre, di solito, nessuno sa come andrà a finire. Troppe le variabili possibili, molteplici i casi di scuola da tenere in considerazione, ma se c’è una persona che oggi dispone di miglior posizionamento rispetto agli altri contendenti, al punto di poter immaginare l’esito della sfida, o una sua verosimile parvenza, questi è Matteo Renzi.

Il leader di Italia Viva può beneficiare di almeno due fattori:

  1. Gli altrui errori. Conte pensava di avere i numeri, ha ritardato le dimissioni il più possibile andando a caccia di responsabili e messo un veto su Renzi. Facendo questo ha esposto la sua debolezza: senza Renzi non governa. Adesso è chiaro a tutti, in primis al leader di Italia Viva.
  2. Renzi ha poco da perdere. Se fossimo a pochi mesi dalla fine della legislatura e Renzi avesse questi stessi numeri dei sondaggi, l’ex premier si muoverebbe con maggiore cautela. Ma il merito più grande di Renzi in questa crisi è stato quello di saper incrociare due dati: le preoccupazioni del capo dello Stato e l’istinto di sopravvivenza del Parlamento. La lettura di questi elementi ha dato come risultato il seguente: non si vota. Ecco perché Renzi può muoversi con estrema disinvoltura. A maggior ragione nella consapevolezza che, a differenza degli altri partiti di maggioranza, per lui non esiste una sola strada per andare a dama.

Se Pd e MoVimento 5 Stelle hanno già perso il primo braccio di ferro politico – riammettendo Renzi al tavolo delle trattative dopo aver pubblicamente posto un veto su di lui – da considerare vi è anche che il senatore di Rignano può vincere questa crisi in due modi: o con un rimpasto di governo che certifichi il commissariamento de facto di Conte oppure decidendo di far saltare definitivamente il premier.

D’altronde, se è vero che Renzi preferisce la soluzione di un governo politico in cui i suoi voti sono decisivi per “contare”, per influire maggiormente, lo è pure che Renzi è l’unico leader di maggioranza ad essersi detto pubblicamente disponibile ad un governo istituzionale. Un esecutivo “del Presidente”, di salvezza nazionale, di salute pubblica – scegliete voi la formula – nel quale Renzi accetterebbe di restare ben sapendo di aver ottenuto come risultato l’aver affondato il principale competitor (Conte) della sua area politica di riferimento (il centro).

Solo a lui spetta la scelta sul futuro di Conte. Sempre a lui la responsabilità politica di dar vita ad un esecutivo di altro stampo rompendo col vecchio.

Anche per questo Renzi è prossimo a vincere: perché disposto a perdere. Senza l’assillo del calendario, con l’orologio ad estendere i tempi della politica, a diluire la rabbia che gli è stata scaricata addossa. Fino all’elezione del presidente della Repubblica, nuovo snodo in cui tornare a dare le carte, al tavolo da gioco della politica italiana.

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