Il generale Figliuolo, un alpino per la scalata più difficile

Da alpino esperto, di più, da artigliere di montagna, il generale Francesco Paolo Figliuolo è consapevole che ad attenderlo c’è la scalata più difficile della sua pluridecorata carriera militare. Mario Draghi lo ha scelto in sostituzione di Domenico Arcuri nel ruolo di commissario straordinario all’emergenza Covid sulla base di due soli criteri: la competenza e l’appartenenza all’Esercito.

Proprio Figliuolo è stato fin da subito in prima linea contro il virus, responsabile del ruolo della Difesa nella pandemia.

Che si trattasse di allestire aree di isolamento per gli italiani rimpatriati da Wuhan o di creare ospedali da campo nelle città travolte dal contagio, il generale originario di Potenza, piemontese d’adozione, ha svolto il suo compito con il consueto senso del dovere. Lo stesso che lo ha portato ad accettare una delle nomine più delicate nella storia del Paese senza esitare: “Metterò tutto me stesso e tutto l’impegno possibile per fronteggiare questa pandemia. Lavorerò per la nostra Patria e i nostri connazionali“, ha commentato.

Lui che ama arrampicarsi sulla roccia, lui che al netto dei 60 anni alle porte viene descritto come provvisto di eccezionale resistenza alla fatica, dovrà fare sfoggio di tutte le esperienze acquisite negli anni.

Da Kabul, in Afghanistan, alla guida della Task Force Cobra, passando per il comando della forza Nato in Kosovo, con 4mila militari di dieci diverse nazioni alle proprie dipendenze.

Personale, materiali, mezzi: da responsabile della logistica dell’Esercito, a partire dal 2018, il generale Figliuolo ha ricostruito la cosiddetta “sanità con le stellette” depauperata da stagioni di tagli indiscriminati, scellerati. Ha coordinato, fatto squadra, si è rapportato con le istituzioni, con gli enti territoriali, con le strutture sanitarie nel corso della pandemia, preoccupandosi al contempo della sicurezza nelle caserme, delle Forze Armate, di offrire sostegno alla popolazione.

Chi si occupa di logistica è abituato a pensare su più livelli, a pianificare ogni passaggio, ad individuare i colli di bottiglia, a risolvere problemi. Il generale Figliuolo dovrà fare tutto questo, su larghissima scala: compito d’importanza capitale, a tutela dell’interesse nazionale.

Raramente, nella storia di un Paese, l’arrivo ai vertici dei militari ha rappresentato una buona notizia: la nomina di Figliuolo rappresenta la più classica delle eccezioni. Qualcuno, adesso, non mancherà di risfoderare l’argomento della “dittatura sanitaria”, altri invocheranno addirittura i colonnelli. A noi basta che questo generale, cui è stata affidata la responsabilità di coordinare la campagna di vaccinazione, adotti nei confronti del virus il motto del suo corpo d’appartenenza, gli alpini: “Di qui non si passa“.

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