Sembra abbia fatto questo mestiere per una vita, Mario Draghi, quando nel suo secondo discorso pubblico da presidente del Consiglio, un videomessaggio alla commissione Pari opportunità, sancisce che “ognuno deve fare la propria parte nel contenere la diffusione del virus. Ma soprattutto il governo deve fare la sua. Anzi deve cercare ogni giorno di fare di più“.

Non c’è traccia, nelle sue parole, di quell’atteggiamento autoassolutorio cui buona parte del Paese aveva fatto incredibilmente l’abitudine. Al contrario, pur nella conferma di non voler promettere “nulla che non sia veramente realizzabile“, Draghi alza di continuo l’asticella, deciso com’è a “mandare a tutti un segnale vero di fiducia. Anche in noi stessi“.

Forse è questo il passaggio più politico di un messaggio rapido, 7 minuti nei quali Draghi chiede all’Italia di non nutrire dubbi sulla sua capacità di farcela, là dove “farcela” significherà passare dalla teoria alla pratica, dal Piano Vaccinale alle braccia di milioni di concittadini.

Non è un caso che nei suoi ringraziamenti, agli operatori sanitari e alle forze dell’ordine, Draghi affianchi quelli per le Forze Armate e la Protezione Civile, capisaldi di un Piano di vaccinazione che sarà “nei prossimi giorni decisamente potenziato“. Da notare la scadenza temporale: giorni, non settimane, non un futuro indefinito. Il premier conferma che “si privilegeranno le persone più fragili e le categorie a rischio” e lancia anche un messaggio di natura etica alle varie caste che in questi giorni si sono fatte avanti – anche un po’ vergognosamente – per invocare una corsia preferenziale ricordando, con quello che assomiglia per molti versi ad un inno al patriottismo, che “aspettare il proprio turno è un modo anche per tutelare la salute dei nostri concittadini più deboli“.

Con molta delusione di chi crede che l’economia debba essere smarcata dall’emergenza pandemica, Draghi conferma che la priorità di questo governo è “salvaguardare con ogni mezzo la vita degli italiani e permettere al più presto un ritorno alla normalità. Ogni vita conta“. Per farlo, il presidente del Consiglio ha chiaro che bisogna “non perdere un attimo, non lasciare nulla di intentato, compiere scelte meditate, ma rapide“. Mettere al sicuro gli italiani è di fatto il modo per “dare una risposta alle tante persone che soffrono per la crisi economica, che rischiano di perdere il posto di lavoro, di combattere le disuguaglianze“.

Politico, più che mai politico, come l’intero discorso, è l’impegno, nel giorno della Festa della Donna, a garantire che “tra i vari criteri che verranno usati per valutare i progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ci sarà anche il loro contributo alla parità di genere“. Non c’è nulla di “farisaico”, in questo annuncio. Non c’è traccia di fumo, non c’è il benché minimo sentore che stia barando, che stia millantando una potenza di fuoco di cui non dispone. C’è la fiducia che solo la competenza e l’autorevolezza possono regalare. E poi c’è una domanda, inevasa, destinata a restare tale: dove sono finiti tutti quelli che dicevano che Mario Draghi non è un politico?

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