Quando Enrico Letta ha scandito nel suo discorso che “questo nostro centrosinistra andrà all’incontro con i Cinquestelle, che saranno guidati da Giuseppe Conte, a cui mando un saluto affettuoso“, tra i fautori dell’alleanza strutturale Pd-M5s si è pensato ad un errore, un passaggio del discorso poco chiaro da precisare a latere dell’Assemblea dem. Ma come? I 5Stelle non fanno parte del centrosinistra quindi?

Subito dopo, però, Enrico Letta ha circostanziato il suo pensiero, aggiungendo che “noi a questo incontro ci andremo non sapendo ancora come sarà il Movimento Cinquestelle guidato da Conte“.

A quel punto è stato evidente a tutti che al Nazareno non sostava più Nicola Zingaretti, ma un leader che ha intenzione di fare il segretario del suo partito, non di portare acqua agli altri.

Da Conte a Grillo, da Zingaretti a Di Maio, nessuno poteva pensare che da Letta sarebbe arrivato un cambio di passo così spiazzante, un segno di discontinuità così netto. Non solo per le parole che il professore di Sciences Po aveva pronunciato in questi giorni, sottolineando un’assoluta sintonia con il suo predecessore. Ma anche per le frasi che lo stesso Letta aveva consegnato ai social nei mesi scorsi.

Era Letta, Enrico Letta, colui che nel maggio scorso dichiarava l’assenza di alternative ad una “alleanza permanente” con i grillini. Era Letta, Enrico Letta, colui che nel pieno della crisi di governo aveva detto che Conte “ha fatto molto bene a sfidare a Renzi“. Cos’è cambiato, allora? Cos’è mutato da allora? Una cosa sola: Letta è diventato segretario del Pd, è chiamato dunque a farne gli interessi.

Sarà questo sottotesto a caratterizzare le dinamiche tra i due ex premier, Letta e Conte, accomunati non solo dall’esperienza da docenti, ma anche dall’essere stati entrambi spodestati da Matteo Renzi, oltre che dalla voglia di tornare un giorno a Palazzo Chigi.

Il tacito accordo ipotizzato da chi continua a ritenere inevitabile un’alleanza con i 5 Stelle prevede che a fare il premier sarà, in caso di vittoria della coalizione, il leader del partito che prenderà più voti. Si capisce bene, dunque, la volontà di Letta di marcare il territorio rispetto a Conte, di raccogliere i tappeti rossi che Zingaretti aveva steso al suo passaggio per riporli in soffitta.

Ecco perché, nel sostenere la necessità di “ricostruire un nuovo centrosinistra su iniziativa e leadership del Pd“, Letta parla alla base ma si rivolge in realtà proprio a Conte. Da “fortissimo punto di riferimento” per tutte le forze del campo progressista, l’ex premier di Volturara Appula rischia ora di uscire ridimensionato a primo antagonista. Lo spazio vitale che Letta tenterà di (ri)conquistare per dare ossigeno al Partito Democratico è infatti lo stesso che Conte ambisce a dominare.

La politica ha le sue regole, spesso inaggirabili. La partita degli ex premier è già iniziata.

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