La tattica di Letta: colpire Salvini per archiviare Conte

Quando Enrico Letta ha accusato Matteo Salvini di aver “tenuto in ostaggio” l’intero Cdm sul tema dei condoni, chiunque mastichi politica ha compreso che preciso intento del nuovo segretario del Pd era quello di alimentare un botta e risposta con il leader della Lega. Trappola palese, neanche troppo ricercata, bastevole però a far cadere nel tranello l’ignaro Matteo, ingenuo al punto da rispondere con un adolescenziale “Enrico stai sereno”. Slogan datato, privo di profondità politica, buono a raccogliere al massimo qualche like sui social, non a caso ripreso e riutilizzato dallo stesso Letta per mettere a nudo la pochezza del leghista.

Tutto secondo copione, per il nuovo leader democratico. Coerente prosecuzione del discorso di insediamento, tattica a conferma di una chiara strategia, finalizzata al dominio del campo di centrosinistra. Ad evidente discapito di Giuseppe Conte.

Letta ha infatti fin troppo chiaro che con Mario Draghi a presidiare Palazzo Chigi sarà la guerriglia sui temi minori a decidere l’andamento dei partiti costretti alla convivenza nel suo governo. Piazzare bandierine, rivendicare scelte, spacciare per propri taluni provvedimenti del “governo di tutti”, dimenticare scientificamente quelli indigesti che certamente verranno varati. Questo è ciò che tenteranno di fare i partiti della maggioranza, stretti tra la necessità di salvare il Paese e quella di non dimenticare se stessi.

Così, approfittando dell’attenzione mediatica che si concede solo alle novità, e solo finché restano tali, Enrico Letta cerca di cogliere l’attimo per accreditarsi come principale antagonista di Salvini e di ciò che egli rappresenta. Può farlo anche grazie al silenzio in cui è piombato Giuseppe Conte, ancora in attesa di prendere pieno possesso del MoVimento 5 Stelle, dunque costretto a muoversi sui social con accortezza, per non urtare sensibilità che potrebbero ritorcersi contro di lui nei mesi a venire. Al punto che gli unici interventi degni di nota, se si eccettua un commento all’insediamento della nuova giunta nella Regione Lazio, risultano essere in questi giorni un post per l’anniversario dell’Unità d’Italia, un altro per l’anniversario della foto delle bare trasportate dai mezzi militari a Bergamo e una poesia per la Festa del Papà. Nulla che sia in grado di dettare l’agenda politica. Niente che suggerisca un piano per tradurre il gradimento in piattaforma politica, in voti nelle urne.

Ecco allora che Letta, saggiamente, si muove da rapace. Alza il tiro ben sapendo di non poter colpire sempre il bersaglio. Così è stato, ad esempio, quando ha proposto al Parlamento di approvare lo ius soli. Temi divisivi, per polarizzare il dibattito, per farsi riferimento del mondo che come Salvini non la pensa, non la penserà mai.

Scelta intelligente, utile, forse, a trionfare nel derby con i 5 Stelle di Conte. Per vincere le elezioni, poi, servirà altro.

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