La strigliata del Professore contro le caste nelle Regioni

C’è chi usa le dirette televisive per gonfiare il petto e sfoggiare i propri muscoli; c’è chi sbraita in Parlamento mostrando rispetto pressoché nullo per i luoghi delle istituzioni; c’è chi se la cava con un “Vaffa”. Sì, c’è modo e modo, in politica come nella vita. E per fortuna c’è anche chi gioca di fioretto, senza perdere il proprio stile, ma non per questo essendo meno incisivo.

Sono ormai diversi mesi che le Regioni viaggiano in ordine sparso sul tema delle vaccinazioni. Chi ha preferito vaccinare prima i giornalisti, chi ha dato priorità ai professori, anche quelli che non vedono uno studente da più di un anno, chi ha scelto di vaccinare prima i donatori di sangue, non si sa perché.

Mentre gli anziani aspettano, mentre i fragili si chiedono se della loro fragilità, poi, interessi davvero a qualcuno.

Oggi, nel suo intervento in Senato, Mario Draghi ha portato una parola di verità sulla vicenda, parlando di “differenze regionali difficili da accettare”, accusando senza troppi ghirigori le Regioni di “trascurare i loro anziani” in favore di “gruppi che vantano priorità probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale“.

Di fatto, Draghi ha denunciato la presenza e l’influenza delle caste nel nostro Paese, la loro arroganza tradotta in un sistema collaudato, l’unica burocrazia veramente funzionante in Italia, il cui motto non è “lei non sa chi sono io“, ma “lei non sa chi siamo noi“.

La notizia è che a Palazzo Chigi c’è qualcuno che non solo ne è consapevole, ma che ha anche l’autorevolezza e la libertà per denunciarlo.

Da qui deriva il richiamo affinché “tutte le Regioni” si attengano alle disposizioni del Ministero della Salute, in osservanza del principio di una “sincera collaborazione in nome dell’unità d’Italia“.

La strigliata del Professore è arrivata. Ci voleva.

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