Con che coscienza un giovane salta la lista e si vaccina sapendo che lascia esposto a rischio concreto di morte un’altra persona?“.

Il momento più alto toccato dalla politica nostrana negli ultimi anni ha i contorni dell’atto d’accusa verso una parte di italiani. Non è solo il segno dei tempi, forse è il sintomo di un’inversione di rotta.

Carlo Calenda, una persona intelligente ma spesso poco “politica”, su Twitter nell’immediato di questa dichiarazione ha mancato di afferrare la portata della frase. Si è per questo concentrato sull’aspetto burocratico della questione: “Cioè è il cittadino a dover rifiutare il vaccino se giovane? Ma saranno governo e regioni a non doverglielo fare?“.

Non c’è dubbio che la gestione delle vaccinazioni abbia lasciato a desiderare, che nelle maglie troppo larghe della categoria “Altro” si siano insinuati i soliti approfittatori appartenenti alle consuete caste. Ma il punto non è questo.

Quello di Mario Draghi è stato un appello “alto”. Un richiamo al “senso civico” degli italiani. Alla sensibilità verso i comportamenti giusti che ogni cittadino quotidianamente è chiamato a svolgere in segno di rispetto verso il proprio vicino, e dunque di sé stesso. A quel filo invisibile che lega una comunità, da Nord a Sud, anche se spesso se ne perde consapevolezza, tirati per la giacca come siamo, tutti, dalla polemica del giorno.

Non è un orpello questa continua sottolineatura del clima di grande collaborazione tra Stato e Regioni, la guerra tra governo e governatori è stata scientemente archiviata. E non perché faccia comodo diluire le responsabilità tra tutti, bensì, come ha ricordato il premier in conferenza stampa, perché “qui non esistono Stato, Regioni…siamo noi“. Versione rivisitata di quanto scriveva Ennio Flaiano: “I nomi collettivi servono a fare confusione. “Popolo, pubblico…”. Un bel giorno ti accorgi che siamo noi; invece credevi che fossero gli altri“.

Non è detto che l’appello al senso civico venga recepito. A queste latitudini siamo molto più bravi a fare polemiche che a fare squadra. Eppure bisognerebbe entrare nell’ottica che ne va del nostro futuro. Che questa dinamica si ripresenterà nel futuro prossimo anche per altre questioni, diverse dai vaccini, se possibile più impellenti.

Indro Montanelli un giorno sentenziò che “fare gl’Italiani doveva rivelarsi impresa molto più difficile che fare l’Italia. Tant’è vero che vi siamo ancora impegnati“.

Con quel suo “con che coscienza?“, Draghi gli ha dato ragione. Non si è di certo arreso.

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