Le parole con cui il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, ha annunciato la volontà di disattendere le indicazioni del governo in tema di vaccinazioni rappresentano una grave minaccia all’autorità del premier Draghi, a quella dello Stato e alla riuscita della campagna vaccinale.

Come ha evidenziato lo stesso De Luca nel suo intervento, la Campania è stata una delle Regioni più rigorose in termini di misure adottate per contrastare la pandemia. Ma lo Sceriffo non è stato esente, come molti suoi colleghi, da pericolose retromarce nel corso di questi mesi. Clamorosa quella del 23 ottobre scorso a Napoli, quando centinaia di persone scese in strada fecero cambiare idea a De Luca sull’idea di varare un lockdown preventivo che avrebbe salvato chissà quante vite.

Oggi De Luca sostiene di aver parlato con il commissario Figliuolo e dichiara che “una cosa è il rigore altro è la stupidità“. Per questo motivo, annuncia, “una volta completati gli ultra ottantenni e i fragili noi non intendiamo procedere per fasce di età” con le vaccinazioni. Di qui l’intenzione di concentrarsi “sui settori economici perché se decidiamo di andare avanti solo per fasce di età, quando avremo finito le fasce di età l’economia italiana sarà morta“.

Al di là del registro di De Luca, sebbene non sia il massimo accusare di “stupidità” il commissario o il suo piano vaccinale – per inciso, ricordiamo sommessamente che Figliuolo è un pubblico ufficiale – la questione politica è la seguente: il governo non può consentire fughe in avanti dei presidenti di Regione. Qualcuno si è evidentemente convinto di vivere in una Repubblica federale, forse immagina per sé una sorta di ruolo simile a quella dei governatori degli Stati Uniti o dei Laender tedeschi, magari sognando addirittura un’autonomia ‘de facto’, una dichiarazione d’indipendenza.

Non funziona così. L’unità d’Italia è una cosa seria. O almeno così crediamo. Si è visto, peraltro, cos’ha prodotto l’incapacità di serrare i ranghi a livello centrale nei mesi scorsi: plasticamente un disastro, un ritardo nella copertura delle fasce più fragili che fatichiamo a recuperare, al prezzo di migliaia di morti che potevano essere evitate. Non fermare De Luca oggi significherebbe innescare un effetto-domino: tempo qualche ora e altri presidenti di Regione seguirebbero l’esempio dell’ex sindaco di Salerno, mandando all’aria la riuscita della campagna vaccinale.

Bene, dunque, la presa di posizione arrivata poco fa dal generale Figliuolo, che molto seccamente ha replicato: “Ribadiamo che la campagna vaccinale deve proseguire in modo uniforme a livello nazionale, senza deroghe ai principi che la regolano. L’obiettivo è quello di mettere al sicuro le persone fragili e le classi di età più anziane, che sono le più vulnerabili all’infezione. Più celermente si concluderà questa fase, prima si potrà procedere a vaccinare le categorie produttive“. Amen.

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