La campagna vaccinale è una montagna, ma Figliuolo è un alpino

Quando il generale Figliuolo ha accettato di diventare commissario straordinario all’emergenza Covid – per senso del dovere, non certo per vanagloria – aveva chiaro che il compito che lo attendeva non era dei più semplici, per usare un eufemismo.

Mettere mano ad una struttura che faceva acqua da tutte le parti. Reprimere il sovranismo autarchico di alcuni governatori. Assicurarsi che l’approvvigionamento dei vaccini e la loro distribuzione non si inceppassero. Obiettivi di complicata realizzazione, anche per un militare pluridecorato come lui.

Dopo un periodo di luna di miele, anche Figliuolo sta confrontandosi con l’asprezza della politica. Non che lo spaventi. Per chi ha agito in teatri operativi come Afghanistan e Kosovo, un Vincenzo De Luca che ti accusa di “stupidità” è una passeggiata di salute. Eppure la sfida, ogni giorno che passa, sta rivelandosi anche più difficile del previsto. Perché Figliuolo è un militare, non un mago. E se, come accaduto in questi giorni, viene a mancare la materia prima dei vaccini, non per un mancato approvvigionamento – come in passato – ma per dubbi sulla sicurezza del siero, allora la partita si fa in salita.

Qui però interviene la specificità di Figliuolo. Il generale è un alpino. E il primo insegnamento che viene impartito ad un alpino è il seguente: la montagna va rispettata, mai sottovalutata. Per questo, prima di affrontare qualsiasi missione, l’alpino è portato per forma mentis a valutare i rischi, a pensare negativo: qualsiasi cosa può andar male. E a qualsiasi imprevisto bisogna essere preparati a rispondere.

Figliuolo è stato chiamato per portare capacità organizzativa, per definire le priorità della campagna, per uniformare i criteri a livello nazionale (quanto De Luca voleva mettere in discussione, respinto con perdite), ma soprattutto per la capacità di rispondere alle crisi che certamente si sarebbero presentate. Questo è il momento in cui il generale Figliuolo, un uomo che ha vissuto e affrontato problemi pratici per decenni non sul divano di casa ma sul campo di battaglia, dimostrerà il suo valore.

Indro Montanelli diceva che “gli alpini hanno infiniti torti: parlano poco in un paese di parolai; ostentano ideali laddove ci si esalta a non averne”. Il generale Figliuolo è un alpino. Vedrete.

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