Meloni vuole la testa di Speranza, per “decapitare” Salvini

Quando Giorgia Meloni ha deciso di andare all’opposizione, rifiutando l’ingresso nel governo di unità nazionale che pure le era stato offerto, ha fatto una scommessa: Mario Draghi fallirà.

Da quel momento in avanti, chiarissimo punto di svolta della parabola politica meloniana, Fratelli d’Italia ha ondeggiato tra un’apparenza di opposizione responsabile – lodando quando inevitabile alcune mosse del premier, non ultima la sua sortita anti-Erdogan – e una rapace attenzione a coglierne tutti i motivi di contraddizione, nella consapevolezza che smaltita la luna di miele tra Draghi e il Paese, proprio questo sia il momento ideale per raccogliere i dividendi della scelta di non entrare nel governo.

Con l’Italia ancora alle prese con virus e chiusure, il tempo ristretto in cui incassare il malcontento della gente è infatti quello che viviamo. Da maggio in avanti, con la messa in sicurezza dei più fragili completata e la fine “sociale” della pandemia, Fratelli d’Italia faticherà a spiegare agli italiani a cosa si oppone precisamente. Alle riaperture? All’economia che veleggia sospinta dai soldi del Recovery Fund?

Ecco allora arrivare la mossa che spiazza, ma fino ad un certo punto. Meloni annuncia una mozione di sfiducia nei confronti del ministro Roberto Speranza diventato, dopo la caduta di Conte ed Arcuri, il capro espiatorio preferito di una certa destra. Meloni spiega che Fratelli d’Italia da tempo denuncia “l’incompetenza e l’inadeguatezza” del ministro della Salute, responsabile a suo dire di “chiusure insensate e continue”. Pur senza voler difendere Speranza, autore in questi mesi di errori marchiani – come molti – resta la curiosità, per fortuna destinata a restare tale, di scoprire cosa sarebbe stato del Paese senza queste “chiusure insensate e continue”.

Il punto politico della vicenda, però, è un altro. Non si tratta tanto di discutere sulla mossa meloniana anti-Speranza: piuttosto è interessante cogliere a chi questa è veramente rivolta. In rotta di collisione con Salvini, reo di non aver concesso all’opposizione la presidenza del Copasir come la legge stabilisce, Meloni ha deciso di mettere in difficoltà il suo (ex?) alleato. “Vediamo chi si assumerà la responsabilità di tenerlo ancora al suo posto”, ha detto Meloni in relazione a Speranza, così offrendo su un piatto d’argento al proprio elettorato la testa politica di Speranza, e obbligando Salvini alla responsabilità di scegliere se togliere o meno la cloche.

Mossa tattica che mette in imbarazzo la Lega, consapevole che sfiduciare il ministro della Salute in piena pandemia, per quanto si tratti di mozione individuale, significherebbe sfiduciare lo stesso governo Draghi di cui il Carroccio fa parte. Difficoltà aggravata dal fatto che non si può neanche pensare di far arrivare la mozione in Parlamento per poi affossarla: per presentarla, infatti, servono numeri di cui Fratelli d’Italia non dispone, 63 deputati alla Camera e 32 al Senato. E se Forza Italia si è smarcata in partenza difendendo l’operato di Speranza sotto Draghi – Berlusconi stima personalmente il ministro – è chiaro che la patata bollente passi nelle mani di Salvini, chiamato al primo vero gioco a perdere dalla nascita dell’esecutivo.

“Leggeremo la mozione”, hanno fatto sapere dal Carroccio. Con fonti della Lega intente già ad indicare una exit strategy nel sostegno alla proposta di una “commissione d’inchiesta sul piano pandemico, su ritardi ed errori”. Di fatto un calcio in fallo laterale per guadagnare tempo. Nella piena consapevolezza che Meloni abbia chiesto la testa politica di Speranza per “decapitarne” un’altra: quella di Salvini leader del centrodestra.

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