Ddl Zan, Fedez e Salvini: dove sta la ragione

Se esiste un tema spinoso e difficile da trattare nel dibattito politico italiano è quello riguardante il Ddl Zan. Tante le parti e le sensibilità coinvolte, così come i rischi di finire preda di un ragionamento di tipo ideologico, in un senso o nell’altro. La carne al fuoco è davvero molta. Tenterò allora di spacchettare il tema in alcuni capitoli fatti di domande e risposte sul modello FAQ, così da esprimere il mio punto di vista sulla vicenda nella maniera che spero risulti più chiara e onesta possibile.

Cos’è il Ddl Zan?

Il ddl Zan è una legge contro l’omotransofobia e la misoginia che ha l’obiettivo di estendere le protezioni attualmente in vigore per le etnie e l’orientamento religioso previste dalla legge Mancino del 1993. Ad essere puniti, se il testo diventerà legge, saranno coloro che discriminano, commettono violenza o incitano a farlo “per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale, all’identità di genere e alla disabilità“. Ricordate questa dicitura, ci torneremo più avanti.

E’ giusto varare una legge che protegga le persone appartenenti alla comunità LGBTQ+?

Secondo me sì, perché le segnalazioni di casi di violenza negli ultimi anni sulle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender e di altri orientamenti sono in aumento ed è necessario tutelarle con un intervento legislativo specifico come avviene nei maggiori Paesi europei.

Ti piace il Ddl Zan?

No. Questo è il punto. La legge ha un carattere ideologico, è pasticciata, opaca in molti aspetti. Sintetizzando potrei dire che è animata da ottime intenzioni (quella appunto di tutelare da discriminazione e violenze inaccettabili) ma lo fa nella maniera sbagliata.

Cosa non ti piace

Diverse cose. Non voglio entrare in tecnicismi tali da farvi andare via nel giro di due secondi. Faccio solo un esempio: per me è ambiguo, e passibile di interpretazioni pericolose, il tema inerente la cosiddetta “identità di genere”. Cosa significa? Semplificando molto: uomini, nati in un corpo da uomo, che si sentono donne e come tali chiedono di essere trattati. E viceversa.

Io credo nella libertà di tutti. Per questo penso che debba essere garantita quella delle minoranze, troppo spesso discriminate per il loro orientamento sessuale. Ma credo che maschi e femmine esistano. Credo che il sesso “biologico” sia una realtà della quale prendere atto.

Voglio che sia punita ogni forma di violenza di natura omofobica, anche molto duramente.

Ma non posso che condividere le posizioni allarmate di tante femministe. Sono le stesse donne che, dopo tante lotte e giuste rivendicazioni, rischiano di veder messe in discussione anni di conquiste da una “percezione” riguardante la propria natura.

Faccio un esempio. In molti luoghi del mondo, alcuni detenuti uomini chiedono di essere trasferiti in carceri femminili sulla base dell’identità di genere. Sono d’accordo? No, e non per questo mi ritengo omofobo. Ne faccio un altro. In molti luoghi del mondo, uomini – dotati cioè di scheletro e muscoli maschili – partecipano a gare sportive riservate alle donne, vincendole, sulla base dell’identità di genere. Sono d’accordo? No, e non per questo mi ritengo omofobo.

Per non parlare della definizione, troppo lasca, di “istigazione alla discriminazione e alla violenza”. Per quanto sia stata inserita nel ddl una clausola “salva-idee” a tutela della libertà d’espressione, non c’è bisogno che vi ricordi che siamo in Italia. E in Italia c’è una magistratura che non sempre, per usare un eufemismo, ha mostrato equilibrio e imparzialità. Temo che basterebbe un comizio dai toni accalorati sulla necessità di preservare la famiglia tradizionale per vedere aperta un’inchiesta nei confronti del politico di turno con l’accusa di discriminazione o istigazione alla discriminazione. Siamo il Paese delle interpretazioni, bisogna ricordarlo al momento di scrivere una legge così importante.

Sei dunque contrario al ddl Zan?

Non per principio. Sono convinto che sia necessario e urgente intervenire sulla materia. Non dico che “ci sono altre priorità”. Ognuno, nel suo piccolo, può avere il diritto di considerare l’approvazione di questa legge come la massima priorità della politica italiana, sulla base della propria esperienza di vita. Questo non è oggetto di contendere, al bando il benaltrismo. Ma se i fautori del provvedimento hanno a cuore la “legge Zan” dovrebbero a mio avviso cercare un approccio meno ideologico e più aperto al contributo di quelle forze politiche che fino ad oggi non hanno sostenuto la misura. Perché i diritti non sono di destra o di sinistra, sono di tutti.

E Fedez? Da che parte stai?

In un campo da gioco diviso a metà, tra bianco e nero, scegliere il grigio può essere oggetto di critiche: “Non prendi una posizione!”. Al contrario. Io la prendo, ma non rinuncio alle sfumature, non accetto la santificazione né la demonizzazione dell’influencer. Ora, il merito:

Penso che le parole le dichiarazioni omofobe pronunciate dagli esponenti della Lega facciano vomitare. Fossi stato Salvini, piuttosto che concentrarmi sul cappellino Nike del rapper, avrei immediatamente preso le distanze da quelle parole.

Ha fatto bene Fedez a fare questo intervento? Onestamente non lo so, se il suo obiettivo era l’approvazione del ddl. Da una parte ha il merito di aver sollevato un tema per cui gli stessi partiti che oggi si spellano le mani per applaudirlo, non hanno mosso un dito per anni; dall’altra ha polarizzato il confronto, ha reso il ddl Zan una misura ancora più divisiva di quanto già non fosse, una bandiera di una sola parte. Può sembrare che non conti, ma in un governo di unità nazionale com’è quello di Mario Draghi, supportato da destra e sinistra, non so fino a che punto sia “utile alla causa” un approccio così dirompente e poco diplomatico. Oggi sui social non si parla d’altro perché l’intervento al Concertone ha sollevato grande attenzione mediatica, è la polemica del giorno, e il gossip piace a tutti. Ma ci sarà la stessa attenzione quando si tratterà di far passare il disegno di legge nelle Commissioni e in Parlamento? Siamo sicuri che alla fine questa mossa non finisca per rivelarsi un boomerang per le persone che sperano che il ddl Zan venga approvato? Non ho una risposta.

Rai e “censura”

Anche qui, sfumature. Non serve essere Chiara Ferragni per mostrarsi solidali con Fedez rispetto al tentativo di “mitigare” il suo intervento da parte di alcuni dirigenti Rai. Qui però bisogna mettere i puntini sulle i. Primo: la censura è un’altra cosa. Che se ne parli lo dimostra. Secondo: è comprensibile che una televisione del servizio pubblico, prima di un evento come il Concertone, chieda agli artisti di conoscere il contenuto delle loro performance. Ciò che è grave è la motivazione fornita a Fedez, la chiamata in causa di un “sistema” che non può essere oggetto di critiche. Terzo: Fedez ha il diritto di dire ciò che crede – non a caso lo ha fatto – nelle forme che ritiene più opportune. Spero però che non venga giudicato omofobo o aderente alla casta chi ha trovato stonato che questo intervento politico sia avvenuto nel contesto di un concerto musicale, dove di norma ci si attende di ascoltare canzoni, non comizi.

Ho scritto tante cose. E ho la sensazione di averne dimenticate molte. Penso ne parleremo ancora.

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