Prendetela per quella che è: un’indiscrezione di Dagospia. Ma si sa che il portale di Roberto D’Agostino, quando c’è da riferire retroscena, è solitamente ben informato.

I fatti in questione si sono verificati ieri intorno alle 15:00. Poche ore prima che venisse ufficializzata la nomina a capo del Dis di Elisabetta Belloni.

Sembra che prima di silurare il generale Vecchione, fedelissimo di Conte, Draghi abbia ricevuto da Di Maio un consiglio: “Lo chiami”. Chi? Conte, ovviamente.

L’ex premier, prima di lasciare Palazzo Chigi, aveva infatti ricevuto garanzie sul fatto che Vecchione sarebbe rimasto al suo posto fino alla scadenza del mandato, ovvero fine anno.

La gestione non così “brillante” – per usare un eufemismo – della situazione in Libia e gli assalti ai pescherecci italiani nel Mediterraneo hanno fatto però traboccare il vaso prima del previsto. Draghi ha deciso per un cambio di passo e ha optato per una “civil servant” di livello assoluto: Elisabetta Belloni, appunto. A farne le spese? Il “patto” non scritto siglato con Conte.

E qui si arriva al retroscena citato da Dagospia, alla telefonata di cortesia riservata da Draghi al suo predecessore. Peccato che Conte non abbia comunque apprezzato e abbia risposto gelido: “E’ uno sgarbo che non meritavo”. Altrettanto glaciale, pare, la risposta del premier: “Mi dispiace”. Clic, fine delle comunicazioni.

Pioveranno smentite? Non lo sappiamo. Che la mossa – sacrosanta – di Draghi non sia andata giù al mondo Contiano, però, lo si evince dalla posizione de Il Fatto Quotidiano, sempre più organo ufficioso dell’ex premier. Il giornale di Marco Travaglio ha titolato in prima pagina il cambio di guardia con un lunare “Il favore ai 2 Matteo”, cioè Renzi e Salvini.

Ha rivinto la Lega“, ha sottolineato fazioso il quotidiano che, per niente in vena di analisi complesse, e senza chiedersi come mai la Belloni sia personalità stimata trasversalmente, ha così sintetizzato: “Resta Mancini e Vecchione salta”. Conte-nti loro…

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