Il tatticismo non è mai stato il punto di forza di Carlo Calenda. Ma oggi chi è chiamato ad analizzare la politica e le mosse dei suoi protagonisti non può fare a meno di notare il salto di qualità compiuto dal candidato di Azione alla guida del Comune di Roma.

L’ex ministro dello Sviluppo Economico, intervistato da HuffPost, ha di fatto messo all’angolo il segretario del Pd, Enrico Letta. Era stato proprio quest’ultimo, non più tardi di poche ore fa, a suggerire a Calenda di partecipare alle primarie PD per la scelta del candidato a Roma.

Senza peraltro premurarsi di spiegare a Calenda perché, fatto salvo un istinto suicida, avrebbe dovuto prendere parte ad una competizione in cui i giochi sono fatti, con tutta la classe dirigente schierata per Roberto Gualtieri, il panchinaro asceso al ruolo di titolare dopo la rinuncia di Zingaretti su (poco) gentile richiesta di Conte.

Fatto sta che oggi Calenda ha preso in contropiede il Pd. Il leader di Azione ha infatti dichiarato: “Al Pd faccio una proposta: stringiamo un accordo di reciproco sostegno al ballottaggio. Se, invece, come sembra, preferirebbero la Raggi, non ci siamo“.

Il ragionamento ha un suo filo logico, per quanto Calenda non lo abbia messo nero su bianco. E’ il seguente: se mi volete alle primarie significa che mi apprezzate; dunque non sarà difficile, per voi, sostenermi nel caso in cui sia io a spuntarla su Gualtieri. O per caso volete solo togliere di mezzo la mia candidatura?

Calenda ha precisato: “Penso di diventare sindaco di Roma, ma se al ballottaggio arrivasse Gualtieri con un programma condiviso e una classe dirigente di qualità lo supporterò. Mi piacerebbe però che il Pd prendesse lo stesso impegno nei miei confronti. Loro rappresentano un’opzione più identitaria, io una più civica, stringiamo un accordo di reciproco sostegno al ballottaggio. Se invece, come sembra, preferirebbero sostenere la Raggi, allora non ci siamo. (…) Il Pd deve decidere se fare un’alleanza con forze liberali e riformiste o con M5S. Non è la stessa cosa“.

La giornalista poi domanda: “E se al ballottaggio la scelta fosse tra Raggi e Bertolaso, lei chi voterebbe?“. Risposta: “Bertolaso tutta la vita. Per me contano le qualità e le possibilità di mettere in campo un progetto efficace per Roma. Non voterò mai la Raggi“.

Calenda è coerente dunque con ciò che ha ripetuto in questi mesi e in questi anni. Adesso la palla torna nelle mani di Letta. Farà come questa mattina intervenendo sul conflitto tra Israele e Palestina? Darà un colpo al cerchio e uno alla botte? O tenterà di far cadere la questione nel vuoto prendendo in prestito l’arte del temporeggiamento tanto cara al suo alleato/antagonista Conte?

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