Il coprifuoco alle 22:00 ha le ore contate. La cabina di regia si riunirà a breve per scrivere il nuovo decreto che verrà approvato questa settimana dal Consiglio dei Ministri.

Nel governo c’è già l’accordo sul fatto che entro luglio il coprifuoco verrà eliminato, ma al termine di un percorso graduale; con ogni probabilità si inizierà dal 24 maggio, spostando il rientro a casa avanti di un’ora rispetto alla condizione attuale (dalle 22 alle 23), e dopo un paio di settimane si estenderà l’orario fino a mezzanotte.

Un percorso fatto di step che, tra giugno e luglio, elimineranno ogni divieto. Obiettivo? Non scoraggiare i turisti e aiutare l’economia. Curva epidemiologica permettendo.

Il fenomeno che sarà curioso osservare in concomitanza con l’annuncio del rilassamento delle misure riguarda però l’atteggiamento dei partiti. Ognuno, alla sua maniera, cercherà di intestarsi l’allungamento dell’orario del coprifuoco. Salvini, ad esempio, storcerà il naso dicendo che si aspettava più coraggio da parte del governo, spingendosi a proporre l’eliminazione di ogni divieto. A quale scopo? Evitare il sorpasso – in atto – a destra di Meloni. A sinistra, invece, porranno l’accento sul fatto che quelle annunciate oggi rappresentano soltanto le prime riaperture di una lunga serie; e che se si è arrivati a questo punto è merito esclusivamente della prudenza fin qui dimostrata (grazie a loro).

Il balletto che ci attende è la derivazione politico-sanitaria dello spettacolo di dichiarazioni post-elezioni, quando ogni politico intervistato per commentare i risultati del proprio partito è in grado, mediante mirabili acrobazie dialettiche, di negare la sconfitta del proprio schieramento. Ci sarà da ridere.

Ma perché questa improvvisa corsa ad intestarsi le riaperture anche da parte dei politici più “chiusuristi”?

La sveglia per Roma è arrivata da Madrid.

Nelle elezioni per la Generalidad ha vinto la governatrice uscente Isabel Diaz Ayuso, candidata del Partito Popolare, colei che ha puntato tutte le sue fiches sul desiderio dei madrileni di mettersi alle spalle il lockdown e il coprifuoco targato Sanchez. Per farlo, pensate, è arrivata ad esaltare il traffico stradale che si crea in città quando si cerca di fare un aperitivo con gli amici. Risultato: ha sbaragliato la concorrenza e inviato un pericoloso avviso di sfratto al governo centrale.

In Italia la dinamica è molto simile: gli ultimi sondaggi indicano che più di due italiani su 3 vogliono (68%, Euromedia Reaserch di Alessandra Ghisleri) una maggiore flessibilità sul tema delle riaperture. E il risultato madrileno è la conferma che il vento soffia dalla parte di chi vuole archiviare – anche socialmente – la pandemia.

I partiti italiani, in questa fase, sono particolarmente attenti a captare ogni segnale che emerga dalla società civile. Il motivo è uno: siamo alla vigilia delle amministrative. Le elezioni di settembre nelle grandi città costituiscono l’appuntamento da non fallire: chi le vince ha ottime possibilità di sfruttare quello che i sondaggisti chiamano “effetto band-wagon”. Si tratta di una forma edulcorata per descrivere uno degli sport più praticati in Italia: salire sul carro del vincitore. Ecco perché bisogna valutare tutte le mosse dei partiti e dei rispettivi leader alla luce di questo appuntamento. Ed ecco perché tra poche ore saranno tutti aperturisti…

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